PARTE DAL MAROCCO IL BUSINESS DELLA DROGA CHE COINVOLGE LA CRIMINALITA' ITALIANA

di Attilio Gaudio

TANGERI . La malavita italiana di stampo mafioso, sta trasformando Tangeri nella Chicago anni Trenta. Non passa giorno senza che i giornali marocchini e la procura Tetuan ( ex capitale della zona spagnola ) annuncino la scoperta di traffici illeciti con l’altra sponda del Mediterraneo e di arresti di cittadini italiani coinvolti in loschi affari di mafia. I più numerosi sono i narcotrafficanti che in questo momento occupano una trentina di celle del durissimo carcere tangerino). Va detto tuttavia che, a parte coloro che sono direttamente implicati nel filone internazionale degli stupefacenti, gli altri sono una malovalanza di sprovveduti che credono di fare soldi con un viaggio – avventura in Marocco. Tra costoro c’è chi si è fidato dell’amico del marocchino conosciuto in Italia, che gli ha fatto balenare il miraggio di grossi e facili guadagni, millantando complicità con poliziotti e doganieri dei posti di frontiera. In realtà, e in molti casi, sono gli stessi spacciatori di droga a segnalare alla polizia le autovetture cariche di questi improvvisati corrieri. Ultimamente, i servizi antidroga del governo marocchino hanno arrestato alcuni Italiani con due o tre tonnellate di chiara ( resina di canapa indiana coltivata nella valle del Rif ) a bordo di camion che trasportavano generi alimentari dal Marocco alla Spagna. Tre italiani in battello nelle acque di Alhucemas ( 300 chilometri ad est di Tangeri ) sono stati presi dopo aver imbarcato 31 quintali di hascisc. Il dilagare della droga verso l’Europa occidentale – passando per l’Italia – è valso in questi ultimi anni al Marocco il soprannome di “ Colombia mediterranea ” : l’estensione dei campi coltivati a cannabis nel nord montagnoso del regno di Hassan II è duplicato in un decennio, facendo del Rif per i consumatori europei una specie di Nepal nordafricano. Da Tanegeri a Nador, la strada che per 300 chilometri attraversa la cordigliera del Rif è diventata una seconda strada per Katmandù e i giovani dealer marocchini fermano addirittura le macchine dei turisti per proporre la droga a prezzi irrisori. Oltre al traffico degli stupefacenti, parecchi italiani finiscono davanti ai tribunali marocchini per contrabbando di automobili e falsificazione di documenti di circolazione. I più tantano di vendere in Marocco vetture rubate in Italia. Oppure si tratta di veicoli acquistati in Italia, più o meno regolarmente con scritture private, ma il cui ex proprietario sporge denuncia di furto per incassare l’assicurazione. Tutto questo movimento malavitoso nostrano dà non pochi grattacapi al consolato d’Italia in Tangeri, che manca di personale e di mezzi. Per un’assistenza più assidua ai detenuti si avvale della collaborazione generosa di due connazionali volontarie, le quali preparano quotidianamente pasti indumenti e generi di conforto che portano nelle carceri. Fra l’altro c’è il problema del controllo dei permessi di soggiorno e dei visti di reingresso in Italia per i quali i falsificatori hanno raggiunto un alto grado di sofisticazione. E’ quindi un’incombenza consolare quella dell’accertamento dell’autenticità che riguarda migliaia di emigranti provenienti da tutto il Marocco in transito dal porto di Tangeri. E come se non bastasse, dopo gli accordi di Shengen, sono di competenza del consolato anche tutte le domande di transito per la Spagna dei cittadini marocchini in possesso di permessi di soggiorno in Italia.