EMERGENZA

 

Da Durban una denuncia e un'invocazione di aiuto

Aids: l'Africa decimata dal male

Occorrono prevenzione e farmaci

di Luisella Nicosia

Cosa si sta facendo realmente per combattere e vincere la terribile piaga dell'AIDS, una malattia che in pochissimi anni si è diffusa oltre ogni previsione? Il fenomeno ha assunto proporzioni gigatensche, a tal punto che quelle che erano le proiezioni fatte negli anni '90 circa la diffusione prevista negli anni a venire sono divenute ai giorni nostri una terribile certezza, con dati da far rabbrividire chiunque: 53 milioni di persone sono state infettate dal virus dell'immunodeficienza (HIV) e di queste ben 19 milioni sono già morte. Sono questi i dati sconcertanti emersi alla XIII Conferenza internazionale sull'Aids, tenutasi dal 9 al 14 luglio scorsi a Durban (una delle città più colpite dall'AIDS in questi anni recenti), in Sud Africa. E' una tappa importante se solo si pensa che la conferenza per la prima volta ha toccato il suolo africano, proprio quella terra dove tante vittime sono state fatte in questi anni dalla terribile epidemia dell'Aids. L'Africa subsahariana, occorre ricordarlo, finora ha pagato il tributo più consistente a questa malattia, con ben 24 milioni di persone colpite e un alta percentuale annuale di conseguenti decessi. Bilancio pesante, dunque. E tuttavia - per rispondere all'incalzante interrogativo con il quale abbiamo aperto questa nota - va detto che in questi ultimi anni passi avanti sul cammino della lotta alla malattia sono stati fatti: la ricerca ha conseguito notevoli risultati in breve tempo, i trattamenti terapeutici sono decisamente migliorati, le conoscenze per approntare un valido vaccino avanzano di giorno in giorno per fronteggiare una malattia che non ha neppure venti anni di vita (o, almeno, di conoscenza). E però esistono ancora grosse riserve circa l'adeguatezza degli interventi, se solo si pensa che non tutte le persone malate di AIDS possono accedere ai vaccini approntati dalla ricerca, i costi sono ancora in generale troppo elevati, essendo talora pure le scelte delle case farmaceutiche particolarmente penalizzanti per alcuni Paesi. Ma non solo, la cura delle persone già colpite non è uniforme sull'intero pianeta senza considerare un altro aspetto, quello realtivo alla prevenzione purtroppo trascurato, se si considera che sono spesso mancate corrette campagne di informazione e sensibilizzazione a tutte le latitudini del globo. Quanto alla cura delle persone sieropositive, è emerso un dato sconcertante e particolarmente allarmante : sovente, l'impossibilità di accedere per il singolo malato   ai trattamenti medici, comporta un'automatica forma di «negazione» della sieropositività e quindi della malattia stessa, fenomeno questo poco favorevole alla elaborazione di forme di responsabilizzazione individuale e di assunzione delle dovute precauzioni volte a non contaminare altri individui e a non diffondere conseguentemente la sieropositività. Ciò comporta un'inevitabile mancanza di sensibilizzazione della popolazione non colpita, che tende a respingere i malati e a relegarli, senza maturare un atteggiamento di fatto costruttivo, con un conseguente affermarsi di un sentimento di abbandono e impotenza di fronte a un disastro annunciato. Vi sono Paesi dove i dati della diffusione dell'AIDS hanno ancora oggi dell'incredibile. Lo stesso Sud Africa, Paese ospitante la Conferenza, è tra i più colpiti, con numeri che non hanno bisogno di alcun commento: qui il 19.94% della popolazione tra i 15 e i 49 anni di età risulta essere sieropositiva. Per far fronte a una situazione così scoraggiante si sono individuate alcune possibili strade da percorrere a livello internazionale: in primo luogo istituire un fondo internazionale che possa lavorare al fine di trovare rimedi terapeutici, forte anche dell'esperienza fatta di successi e insuccessi conseguiti nella ricerca fino ad oggi da paesi all'avanguardia in questo settore come gli Stati Uniti e la Francia; in secondo luogo decretare uno stato di emergenza sanitaria, che faccia saltare il blocco imposto dalle case farmaceutiche alla diffusione in alcuni Paesi, tra l'altro tra i più colpiti dall'epidemia, dei rimedi finora approntati, facendo al contempo "saltare" quella sorta di "cartello" gestito come monopolio dalle più importanti aziende farmaceutiche e ristabilendo la corretta concorrenza sul mercato mondiale dei medicinali. Altro punto fondamentale da tenere presente, il piano 2000 dell'ONU, importante considerando che l'Aids ha assunto la caratteristica di epidemia con dimensioni globali, per la quale è necessaria una risposta globale.

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Correlati all'argomento: Rapporto 2000 ONU sull'AIDS, Il programma '99 delle Nazioni Unite fa il punto sui brevetti delle medicine per combattere l'AIDS; ARCAT : Associazione di ricerca, communicazione e azione per il trattamento dell'AIDS; AIDES: il sito della prima associazione francese contro l'AIDS contiene importanti links relativi all'evoluzione della malattia in Francia e nel resto del mondo .

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