Una legge per garantire copertura assicurativa

Libero da vincoli, senza "padroni"

chi pensa al futuro del "free lance"?

di Luisella Nicosia, avvocato

Se ti piace vivere all'aria libera, preferendo scorazzare per le strade cittadine, piuttosto che stare otto ore dietro una scrivania, allora puoi scegliere di fare il pony express. O, che so, magari l'animatore in un villaggio turistico, a divertirti e a far divertire la gente che sta in vacanza. E, per gli stessi motivi, se non trovi il posto fisso, come redattore, in un giornale e sei geloso, a un tempo, della tua autonomia, puoi decidere di fare il giornalista offrendo semplicemente la tua collaborazione a una o più testate. Importante è sapersi adattare e scegliere, comunque, un lavoro che incontri il proprio gradimento. Ma ... C'è un ma: quali protezioni esistono per simili tipi di occupazione? Chi provvederà alla copertura previdenziale, quali garanzie si potranno avere per l'assistenza sanitaria? Fino a ieri questi interrogativi parevano destinati a non avere risposta.Oggi, per fortuna, si sta aprendo qualche prospettiva, tenuto conto anche del fatto che va aumentando di anno in anno il numero di simili prestatori d'opera.Basti pensare che in meno di dodici mesi la schiera del 10%, vale a dire di questo tipo di lavoratori che devono versare il contributo alla gestione speciale dell'Istituto di Previdenza, é salita da 1.080.000 dello scorso dicembre a più di 1.365.000 a metà novembre, come indicato nell'ultima rilevazione Inps. Una collocazione occupazionale che riscuote ancora più successo in percentuale tra i più giovani e al Nord, accertato che ben il 38% degli iscritti alla gestione speciale dell'Inps ha meno di 35 anni, uno su dieci é milanese e quasi il 70% vive e lavora al Nord. Tuttavia, nell'ultimo anno, l'accelerazione più forte in questo senso si é registrata nelle regioni del Sud e del Centro.Il decreto legge, appena approvato al Senato (nonostante i voti contrari di Polo, Lega e Rifondazione comunista) e che ora si appresta a passare all'esame della Camera, noto come legge Smuraglia, introduce nel panorama normativo italiano una nuova figura di lavoratore, finora trascurata dal nostro legislatore. Per adeguare le esigenze della società al quadro normativo, finalmente viene ad avere un riconoscimento a tutti gli effetti anche la figura del lavoratore cosiddetto atipico, vale a dire di quel prestatore d'opera che, diffusosi sempre più in questo scorcio di fine millennio, presta la propria collaborazione di carattere non occasionale, in modo personale e senza impiego di mezzi organizzati, in modo coordinato con l'attività del committente a fronte di un corrispettivo, ma senza un vincolo di subordinazione, mentre l'ulteriore individuazione e definizione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative resta demandata ai contratti o accordi collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Ampio spazio, dunque, viene riconosciuto alla contrattazione collettiva nell'esatta configurazione di tale rapporto di lavoro nelle diverse attività lavorative. Nel testo così come approvato dopo un iter legislativo assai travagliato, si é voluta accentuare la natura individuale e personale della prestazione, che deve essere svolta senza ricorrere all'impiego di mezzi organizzati, al fine di scongiurare un ricorso improprio a tale forma contrattuale. Al contrario, non é più richiesta l'autonomia operativa, in un primo momento configurata come requisito indispensabile.Il legislatore, peraltro, precisa chiaramente che non può in alcun modo essere imposto o previsto un orario di lavoro, salvi i casi in cui per le particolari esigenze del committente si concordi un termine per l'esecuzione di una parte specifica della prestazione pattuita. Per comprendere la rilevanza pratica che potrà avere il citato provvedimento legislativo, una volta approvato anche alla Camera, basta pensare che in tale modo vengono inserite nel nostro ordinamento norme di garanzia per lavoratori non dipendenti, resesi necessarie in virtù della rapida evoluzione del mondo del lavoro. Oggi, infatti, in tutte le professioni, sono andate acquistando sempre maggiore spazio forme di lavoro autonomo, a tutto discapito dello spazio riconosciuto al rapporto di lavoro subordinato; tanto che ormai risulta particolarmente labile la linea di demarcazione tra le diverse forme di lavoro. E' bene evidenziare subito che dall'articolo 1 del testo di legge così come varato da Palazzo Madama, si evincono gli esatti limiti e i confini di configurabilità di tale figura professionale. Peraltro, su questo punto il testo é già stato tacciato da più parti (soprattutto dalla Confindustria) di essere poco chiaro e di dare adito a grandi confusioni e dubbi, con il conseguente prevedibile aumento del contenzioso giuslavoristico. Finalmente tutti gli "atipici", in qualunque settore prestino la loro opera, hanno diritto ad essere "assunti" con un contratto dal datore di lavoro. Al rapporto di lavoro atipico ex articolo 1 della legge Smuraglia risultano applicabili gli articoli 1, 5, 8, 14 e 15 dello Statuto dei Lavoratori, relativi rispettivamente alla libertà di opinione, al divieto di accertamenti sanitari da parte del datore di lavoro, al divieto di effettuare indagini sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, al diritto di associazione e di attività sindacale, alla nullità di qualsiasi patto o clausola discriminatoria, riconoscendo quindi anche a tale categoria di lavoratori i cosiddetti diritti sindacali: il lavoratore atipico può, in altre parole, aderire a un sindacato, organizzarsi in associazioni di categoria, partecipare alle assemblee dei dipendenti nell'azienda in cui lavora. L'articolo 1 del testo estende altresì le garanzie in tema di sicurezza e igiene del lavoro previste dal decreto legislativo 626/94 e successive modificazioni e dalla direttiva europea del '91 in materia e l'applicazione della legge n.903 del 1977 e della legge n. 125 del 1991. In tal modo il legislatore intende riconoscere anche al lavoratore non subordinato parte di quelle garanzie proprie del rapporto di lavoro subordinato, estendendo la tutela fino ad oggi assicurata con lo Statuto dei Lavoratori anche a chi per scelta o per necessità non rientra nella figura di prestatore d'opera subordinato. Nel contratto, per cui é richiesta la forma scritta, devono essere precisati necessariamente alcuni elementi: la durata del rapporto di lavoro, in ogni caso non inferiore a tre mesi (salvo che per rapporti destinati per loro natura a concludersi in un periodo di tempo inferiore - art.3), l'oggetto della prestazione, l'entità della retribuzione e i tempi dei pagamenti. Inoltre, in materia di retribuzione, deve essere rispettato il minimo previsto dal contratto collettivo del settore o comunque bisogna attenersi ai compensi medi in uso per lo stesso ramo di attività lavorativa autonoma. Qualche riserva in merito é già stata sollevata, censurando l'obbligatorietà di adeguare la retribuzione dell'"atipico" ai minimi contrattuali di un lavoratore subordinato che svolge un'attività simile, avendo quest'ultimo un quadro di riferimento diverso, a partire dall'anzianità, dai diritti e doveri e dalle responsabilità che gli fanno carico. Il lavoratore "atipico" che perde il posto di lavoro per una legittima sospensione dovuta a cause di malattia o infortunio ha comunque diritto a una copertura, secondo criteri da fissarsi dal Governo con decreto legislativo, con il quale dovrà pure assicurare la ricongiunzione di tutti i periodi contributivi. Rispetto al testo originale, é stato cancellato l'obbligo del preavviso, mentre é stato riportato l'obbligo di motivare la cessazione anticipata del rapporto. Peraltro, nel caso in cui la prestazione richiesta, che deve sempre essere coordinata con quella del datore di lavoro, sia svolta in coppia, con un unico rapporto di lavoro (cosa possibile purché ci sia il precedente consenso in proposito del committente), é stato introdotto il principio della responsabilità solidale. Viene altresì assegnato alla contrattazione collettiva la facoltà eventuale di riconoscere, alla scadenza del contratto, il diritto di prelazione al lavoratore atipico che ha già prestato la sua opera, rispetto ad altri aspiranti, nel caso di stipula di un contratto analogo da parte del committente e per lo stesso tipo di prestazione, purché il lavoratore non abbia subito fondate contestazioni circa la prestazione effettuata e la cessazione del rapporto non sia anticipata, per ragioni giustificate e obiettive. Alla contrattazione collettiva nazionale é altresì demandato il riconoscimento di un'indennità di fine rapporto, alla quale si ha diritto anche in caso di rinuncia all'esercizio del proprio diritto di precedenza. In sostanza va riconosciuto che con questa regolamentazione il nostro legislatore ha fondamentalmente riconosciuto una tutela e ha esteso delle garanzie proprie del lavoro subordinato anche a una categoria di lavoratori meno protetti, tuttavia lasciando alle parti ampio spazio per la libera determinazione del contenuto del rapporto di lavoro e delle sue caratteristiche, essendo su molti punti la regolamentazione delegata alla contrattazione collettiva. Un'assimilazione o quanto meno una coincidenza su molti punti con il lavoro subordinato che, secondo le voci più critiche pronunciatesi sul decreto Smuraglia, non ha ragione di esistere, se si considera che il lavoro atipico e quello subordinato rispondono a logiche ed esigenze diverse. Contraddizioni che si ritrovano pure nel riconoscimento del diritto per il lavoratore atipico di formazione e informazione: il lavoratore subordinato deve conoscere le vicende dell'azienda in cui lavora in quanto vi é assunto in pianta stabile e per ciò stesso le sue sorti sono strettamente legate a quelle dell'impresa; discorso che perde però significato nei riguardi dell'atipico, visto che la sua partecipazione alla vita e alle sorti dell'azienda è limitata a un determinato programma. Limite che si riscontra anche nella previsione del diritto di formazione: chi sta sul mercato del lavoro atipico viene scelto da un datore di lavoro proprio per la sua professsionalità ed esperienza e quindi non si può pensare che sia l'azienda a dover assolvere a tale compito. Nel testo così come varato al Senato sono previste pure agevolazioni fiscali per quei datori di lavoro che appronteranno progetti formativi. Quanto alla competenza per le controversie giudiziarie, questa spetta, come per il lavoro subordinato, al Pretore in funzione di giudice del lavoro. All'uopo il procedimento sarà assoggettato agli articoli 409 SS. c.p.c., con la conseguente esenzione fiscale delle relative controversie. In sede di controversia individuale, nessun valore probatorio assume la certificazione, vale a dire quel meccanismo attraverso il quale le parti certificano il rapporto di lavoro, che vale solo come elemento di valutazione. Tuttavia, in caso di accertamento giudiziale della mancata rispondenza della prestazione al dettato legislativo, viene contemplata l'automatica conversione attraverso provvedimento esecutivo, dal parasubordinato al subordinato; se l'accetamento viene compiuto dall'Ispettorato del Lavoro, l'azienda é automaticamente obbligata ad assumere a tempo indeterminato il lavoratore atipico che in realtà svolge una prestazione lavorativa propria del subordinato. Viceversa, la legge non consente di trasformare un contratto a tempo indeterminato in contratto di lavoro atipico.Molto importante, inoltre, la disposizione di legge che inserisce tra i crediti privilegiati i compensi dovuti a tutti coloro che prestano attività lavorative con carattere di continuità. Sul versante previdenziale, oltre la ricongiunzione dei periodi contributivi e la copertura nei casi di infortunio o malattia, restano valide le norme che prevedono l'iscrizione al Fondo speciale (ex 10%), la cui gestione viene però affidata a un comitato eletto dai datori di lavoro e dagli stessi iscritti al Fondo, con l'obiettivo di una maggiore omogeneizzazione previdenziale. Il contributo da versare, oggi pari al 12%, verrà successivamente determinato dal Ministero del Lavoro con decreto. Per quanto riguarda il regime fiscale, gli atipici devono rispettare lo stesso regime previsto per gli autonomi.

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