Muta il vento in Europa

 

e arretra il populismo

 

 

È mutata la direzione del vento che fino a ieri ha gonfiato le vele di chi pretende di navigare contro il senso della storia. Dopo la brexit e la vittoria di Trump, dopo i fantastici sondaggi che davano Grillo e il comproprietario del movimento 5 stelle, Casaleggio, in costante ascesa, il populismo - che sembrava in procinto di conquistare l'Occidente - ha conosciuto in questo primo scorcio d'estate una serie di brucianti sconfitte. Dalle elezioni nel Regno Unito, alla consultazione legislativa in Francia, al voto amministrativo in Italia, tutto appare drasticamente ridimensionato. I movimenti cosiddetti "sovranisti" registrano una autentica disfatta. E l'Europa tira un sospiro di sollievo. Svanisce miseramente il sogno di potenza di Theresa May che ha chiamato i sudditi della Regina alle urne sperando di ottenere maggiore vigore nel braccio di ferro che si accinge ad affrontare con Bruxelles per l'abbandono della Comunità; in Francia, con la vittoria del riformismo del presidente Macron, convinto europeista, esce umiliato il nazional-populismo di Marine Le Pen (il prossimo ballottaggio non le darà neppure il minimo numero di deputati sufficiente a consentirle di formare un gruppo parlamentare autonomo all'Assemblea Nazionale); precipita, in Italia, l'asticella della sicumera pentastellata per mesi impegnata a cantare future vittorie. Ma l'improvvido guitto genovese e i suoi goffi comprimari han fatto i conti senza l'oste: in nessuna delle città più importanti riusciranno a partecipare al ballottaggio per l'elezione del sindaco. A Parma, città simbolo per i grillini, la prima conquistata cinque anni fa con l'elezione del sindaco Pizzarotti, oggi la lista 5 stelle è stata sconfitta proprio dallo stesso Pizzarotti che si è ripresentato con una lista propria, dopo essere stato espulso dal movimento. E Pizzarotti andrà al ballottaggio per contendere l'elezione al candidato di centrosinistra. Al grillino rimasto fuori altro non resta da fare che assistere impotente alla gara.

In venti comuni andranno al ballottaggio i candidati di centro sinistra, in 19 città quelli di centro destra. Si è riprodotto, quindi, a livello amministrativo, una sorta di bipolarismo. E se la situazione dovesse ripresentarsi tale e quale dopo la prossima consultazione elettorale per il rinnovo del Parlamento, vorrebbe dire che il quadro politico nazionale sarebbe stato definitivamente depurato di gran parte dei suoi mali. Ma non è il caso di farsi eccessive illusioni. Lo ha ricordato ieri, del resto, lo stesso Grillo. E poi non bisogna dimenticare che è presente, su piazza, anche un altro soggetto, oltremodo scomodo. Si tratta della Lega, meglio, del suo segretario, Matteo Salvini. È lui che farà in modo che non possa mai nascere, con Berlusconi, un centro destra unitario. Altra iperbolica illusione. Davvero - neanche avessimo un sistema maggioritario fondato sui collegi - non potremo sperare mai di poter cominciare a riposare tra due morbidi guanciali.

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