CONVEGNI

Le biblioteche del deserto

un patrimonio da salvare

Uno studioso berbero mostra il prezioso manoscitto in suo possesso

Un grande patrimonio culturale che merita di essere salvato. Va dall'anno 1000 all'inizio dell'epoca coloniale: è opera di letterati, giuristi, poeti, filosofi, carovanieri e scienziati del passato, appartenuti sia a gruppi etnici di grande nomadismo, sia a popolazioni residenti nelle antiche città del Sahara e del Sahel (Chinguetti, Tchitt, Oulata, Timbuctù, Tamgrut e Smara). Queste città, a seguito del dirottamento delle vie commerciali e dei circuiti carovanieri che le attraversano, hanno visto declinare lentamente la propria prosperità. L'importanza che gli antichi testi rivestono per l'intera umanità è stata riconosciuta dall'Unesco e dall'Iseo (Organizzazione islamica per l'educazione, la cultura e le scienze): tuttavia i manoscritti sono oggi in grave pericolo. I testi originali, molti dei quali mai tradotti, rischiano di essere annientati dal tempo e dalla mancanza di un adeguato restauro. Proprio per scongiurare questo pericolo e per sensibilizzare l'opinione pubblica, richiamando ad un tempo l'attenzione degli studiosi sulla importanza dei manoscritti, presso il Museo di Storia Naturale di Milano, è stata allestita , recentemente, una mostra fotografica dedicata alle "Biblioteche del deserto", organizzata dal Centro Studi Archeologia Africana, in collaborazione con l'Istituto Internazionale di Antropologia di Parigi. Per la prima volta in Europa, sono state esposte le fotografie di antichi manoscritti africani sopravvissuti agli eventi della storia: i testi originali sono conservati nelle zauia (centri di cultura tradizionale e di insegnamento islamico), presso gli accampamenti e le vecchie famiglie tribali, nelle biblioteche locali o nelle rare biblioteche di Stato. Le foto dei testi proposti nella mostra sono state fornite, oltre che dall'Istituto di Antropologia parigino, anche dall'Associazione di cooperazione "Africa 70". L'avvenimento è servito ad illustrare la portata storica e culturale della posta in gioco. Si tratta di scritti prevalentemente in caratteri arabi; i manoscritti riprodotti nelle fotografie coprono, come si è detto, un arco di tempo di circa otto secoli. Nell'ambito della mostra milanese ha assunto rilevanza anche l'esposizione della copia di un manoscritto integrale, ricco di illustrazioni suggestive, riguardante gli usi e i costumi degli aborigeni delle isole Canarie, originariamente abitate da popolazioni berbere di cultura maghrebina. Autore del manoscritto, l'ingegnere italiano Leonardo Torriani, nato a Cremona nel 1559: Torriani è stato uno dei maggiori esploratori italiani del Rinascimento. Il Re di Spagna lo incaricò di visitare le isole dell'arcipelago canario al fine di ottenere un'accurata descrizione geografica, storica ed etnografica delle sconosciute popolazioni indigene e per meglio studiare e disegnare piani di fortificazione. Si tratta di un testo inedito e rappresenta l'unica testimonianza di antropologia storica antecedente l'opera di cristianizzazione forzata, perpetrata dai Conquistadores. Ma la mostra milanese ha offerto anche altri importanti contributi. Tra questi, le testimonianze di Benedetto Dei (nato nel 1418), il primo europeo che abbia raggiunto nel 1469 Timbuctù, attraversando il Sahara. Molte vetrine, inoltre, hanno ospitato mappe, portolani e carte geografiche delle regioni del Sahara e del Sahel, oggetti di artigianato locale e di uso quotidiano realizzati dalle popolazioni nomadi locali. Nella stessa sede, si è svolto il 7° Colloquio euroafricano del Centro Internazionale di Ricerche Sahariane e Saheliane (CIRSS) sul tema: "Gli antichi manoscritti del Sahara e del Sahel: riscoperta, salvaguardia, e valorizzazione quale patrimonio universale dell'umanità". Al convegno, organizzato dall'Istituto Internazionale di Antropologia di Parigi, in collaborazione con il Centro Studi di Archeologia Africana di Milano, hanno partecipato studiosi e responsabili governativi provenienti da numerosi Paesi europei ed africani (Francia, Gran Bretagna, Svizzera, Spagna, Marocco, Mauritania, Mali e Niger). Le principali raccomandazioni emerse dai lavori sono state di natura operativa: 1) creare un comitato euroafricano permanente per la salvaguardia, il restauro e la pubblicazione degli antichi manoscritti, 2) esortare le grandi assenti della cooperazione euroafricana, ovvero la Comunità Europea e le Organizzazioni non governative (ONG), a inserire interventi culturali nella propria politica umanitaria o di cooperazione, nonché reperire i fondi necessari per le emergenze di salvaguardia del patrimonio archeologico e storico di questi Paesi, 3) invitare l'Organizzazione islamica per l'educazione, le scienze e la cultura a includere nel patrimonio storico da salvare gli antichi manoscritti della città regina delle sabbie": Timbuctù, 4) chiedere agli Imam delle moschee, ai responsabili religiosi delle zaouia e alle famiglie che detengono gli antichi manoscritti, di autorizzare i ricercatori di tutto il mondo a esaminarli ed eventualmente filmarli, con l'obiettivo di costituire un catalogo generale completo dell' immenso quanto trascurato patrimonio scritto. " Se per molti secoli - ha sottolineato il direttore del Cirss, Attilio Gaudio - l'Africa non ha desiderato far conoscere agli stranieri le propria storia, oggi sono gli africani a chiedere che l'occidente si mobiliti per salvaguardare questo importante patrimonio". Dopo aver esaminato le candidature di varie città africane, tra cui Marrakech, i partecipanti hanno fissato, su proposta del Mali, la data del prossimo colloquio euroafricano: si svolgerà nel 1999 a Timbuctù. Il tema del convegno sarà: "Il patrimonio storico-archeologico del Sahara e del Sahel e le antiche piste carovaniere nei futuri itinerari del turismo culturale mondiale".(Laura Marsilio Amigoni)