TELELAVORO

Una realtà che avanza

ma occorrono regole

 

di Laura Marsilio Amigoni

Negli USA il telelavoro è un fenomeno ben consolidato: coinvolge oltre 9 milioni di persone. Secondo una recente indagine dell'Unione europea, oltre il 40% dei cittadini del vecchio continente è interessato al telelavoro. Le applicazioni più significative sono individuabili in Francia, con oltre 210.000 telelavoratori, e in Gran Bretagna, con più di 600.000. In Italia il telelavoro viene utilizzato dal 3,4% delle aziende, per un totale di circa 90.000 telelavoratori. Il 6,9% delle imprese sta valutando l'opportunità di avviare progetti in questo settore. Si procede, però, con estrema cautela: la carenza legislativa infatti, raffredda anche gli animi più coraggiosi.

I vantaggi del telelavoro

Il telelavoro viene spesso confuso con il lavoro domiciliare: in realtà non si tratta solo di lavoro eseguito da casa, ma di lavoro a distanza svolto con l'ausilio di tecnologie telematiche. Si può dunque telelavorare da casa, ma anche da un centro di telelavoro o da una postazione mobile (un computer portatile). Con le nuove tecnologie, infatti, i testi, la voce e le immagini possono essere digitalizzati e trasmessi via rete. L'epoca in cui viviamo è l'epoca dei beni immateriali e degli scambi di informazione: non è più fondamentale, quindi, recarsi in un luogo di produzione. Anzi, il lavoro a distanza permette di risparmiare qualcosa come 23.000 miliardi all'anno in costi di spostamento e ben 11 giornate lavorative. I vantaggi sono ovvi sia per il lavoratore, sia per le aziende: la flessibilità degli orari e una migliore gestione del tempo significano maggiore produttività ed efficienza. Per l'azienda i vantaggi sono economici: un recente esperimento, condotto in California, ha dimostrato che le aziende perdono circa 3 miliardi di lire al giorno a causa delle difficoltà di spostamento casa-lavoro-casa dei propri dipendenti. Anche la collettività ne esce avvantaggiata: minore traffico, minore inquinamento, meno incidenti, maggiore velocità dei trasporti, minori investimenti in infrastrutture. Il telelavoro ha dalla sua anche il fattore occupazionale: negli Stati Uniti si stima che l'industria dell'informazione (telematica, telecomunicazioni e media) creerà nel prossimo decennio dai 3 ai 5 milioni di nuovi posti; già oggi l'indotto occupazionale che gravita intorno ad Internet ha una consistenza di 400.000 posti d lavoro, creati ex novo. Il Giappone ipotizza la creazione di 2 milioni e mezzo di nuovi posti nel settore multimediale entro i prossimi 15 anni e l'Europa scommette su 6 milioni di nuovi assunti. Appare, inoltre, realistica l'ipotesi di creazione di alcune centinaia di migliaia di nuovi posti anche in Italia.

L'aspetto legislativo

Ma allora il telelavoro è la panacea per ogni problema occupazionale e per ogni conflitto fra datore di lavoro e lavoratore? Non è proprio così: la legge, ad esempio, fatica a stare al passo con le rivoluzioni tecnologiche. Forse, in questo caso, potremmo affermare che si tratti di una fortuna: il legislatore intende, in altre parole, lasciare alla contrattazione fra sindacati ed azienda la tutela dei diritti del lavoratore, senza intervenire con norme rigide che rischierebbero di "bruciare" nuove chance occupazionali. Il telelavoro è, infatti, una realtà così nuova e così dinamica da richiedere soluzioni e accordi flessibili e "personalizzati". Fra breve, comunque, il Parlamento sarà chiamato a disciplinare la materia: sono già stati presentati tre progetti di legge dedicati a questo tema. Il primo prevede una politca di finanziamenti per lo sviluppo del lavoro in rete e per l'alfabetizzazione informatica. La seconda proposta mira a regolamentare i diritti minimi del lavoratore dipendente o del collaboratore che eserciti la propria attività professionale a distanza. La terza (aprile 1997) sintetizza le prime due e si preoccupa quindi sia dell'incentivazione, sia della regolamentazione. I principali temi di discussione sono la definizione dello status di telelavoratore (subordinato, autonomo o parasubordinato) e la sua tutela. In particolare la legge dovrà garantire il rispetto di una serie di principi che, se violati, sancirebbero forme di discriminazione fra lavoratori "normali" e telelavoratori. I punti chiave della nuova legislazione dovrebbero essere: 1) volontarietà delle parti: l'accordo deve essere frutto di una libera scelta del lavoratore; 2) reversibilità del rapporto; 3) pari opportunità di avanzamento di carriera rispetto agli altri colleghi; 4) predeterminazione di orari di lavoro che rispettino i limiti di legge del contratto; 5) mantenimento dello stesso livello quantitativo e qualitativo del lavoro svolto; 6) esplicitazione dei legami gerarchici all'interno dell'azienda.

Telelavoro su Internet

Pur rappresentando, il telelavoro, un'importante chance occupazionale, sarebbe illusorio credere che costituisca la chiave di soluzione per ogni conflitto. La strada da percorrere è ancora lunga e, in Italia, ancora tutta da costruire.

INFO

E' possibile leggere i progetti di legge presentati in Parlamentoall'indirizzo: http://www.mclink.it/telelavoro/legge. Per averedettagli, invece, sugli accordi collettivi e sui contratti aziendali si può visitare l'indirizzo:http://www.cgil.it/fiom/telelav/index.htm. Per conoscere, infine, i progetti e i programmi di finanziamento della Comunità europea basta contattare l'indirizzo: http://europa.eu.int/en/comm/dg22/progr.html.

 

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