Tra strade maestre e scorciatoie

la scelta "facile" del Cavaliere

Conflitto di interessi. Il "caso" è quello che riguarda il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che sintetizza le funzioni di primo ministro con quelle di padrone di un impero televisivo fondato su concessioni statali, di un colosso pubblicitario, di un gruppo assicurativo, di un istituto di credito e di una squadra di calcio. Quel "conflitto" è palese e lo stesso Berlusconi non lo nega, promette di risolvere il problema di rilevanza costituzionale che lo affligge, ma non tollera, a un tempo, che qualcuno insinui sospetti sull'assoluta, rigorosa ed esclusiva tensione "al bene comune" del suo impegno. Ma come potrà essere affrontata e risolta equamente la questione se a dettare le regole pretende di essere l'oggetto del conflitto, cioè lui stesso, Berlusconi ? Se, ancora lui, si arroga il diritto di giudicare e di decidere quale tra le tante soluzioni sul tappeto per risolvere il problema della sua "inidoneità a governare", come ha scritto The Economist, debba essere adottata ? Ma non basta. Il conflitto di interessi va ben oltre gli aspetti di carattere economico, supera il rischio di eventuali decisioni di governo che il premier potrebbe adottare per favorire le proprie attività imprenditoriali, o i propri interessi finanziari (e non si tratta di cose di poco conto, basti pensare ai sospetti ingenerati dal provvedimento di legge che abolisce la tassa sulle successioni e sulle donazioni!) , per sconfinare nell'ambito della Giustizia, con la quale egli - Berlusconi - ha ancora qualche conto in sospeso. Il ruolo che riveste - ma vedremo avanti che c'è anche dell'altro - da solo lo pone al riparo dal rigore della giustizia, quasi a collocarlo in una sorta di zona franca, come non accade a qualunque altro uomo della strada, tanto da generare dubbi sull'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il caso più recente e clamoroso è quello del proscioglimento di Berlusconi, dall'accusa di corruzione in atti giudiziari , per prescrizione del reato, deciso dalla Corte d'Appello Milano il 25 giugno scorso. Mentre altri coimputati, per la stessa accusa e nella stessa vicenda giudiziaria, sono stati rinviati a giudizio. L'avvocato Pecorella, difensore anche in quel procedimento, è insorto, parlando di "processo politico". E forse non si è reso conto di avere sottolineato, questa volta, una sostanziale verità. Nel senso, però, che i giudici della Corte d'Appello hanno valutato - comportandosi di conseguenza - l'inopportunità politica di trascinare in giudizio, per un reato gravissimo, il presidente del Consiglio appena eletto, procurando in tal modo gravissimo vulnus al principio di indipendenza della magistratura. Dobbiamo, dunque, in un paese dove vige (o dovrebbe ?) lo Stato di diritto, rassegnarci ad accettare una forzatura giuridica, contra legem, in nome della ragion di stato ? Se cosi deve essere, chi potrà impedire, con buona pace dell' Avvocato Agnelli, che l'Italia venga in futuro assimilata a una repubblica delle banane ? Per accuse molto meno gravi, negli Stati Uniti, il presidente Clinton è stato trascinato davanti al giudice. E alla fine, l'uomo più potente del mondo, che aveva sottratto l'America dalle secche della recessione economica, è stato assolto dall'opinione pubblica, solo perchè ha pubblicamente ammesso di avere mentito ed ha chiesto scusa alla nazione. Perchè Berlusconi non segue quell'esempio - si è chiesto Mario Pirani su "Repubblica" - attribuendo suoi eventuali comportamenti scorretti, oggi al centro di azioni giudiziarie, alle esigenze che in passato gli erano state imposte dal ruolo di imprenditore disincantato, ricorrendo al patteggiamento e chiedendo scusa agli italiani, rassicurandoli sulle sue azioni future di capo del governo? Se invece, sapendo di essere innocente, non potesse accettare quel percorso, davanti a lui rimarebbe un'altra strada - osserva ancora Pirani - quella di invitare i suoi avvocati a respingere il proscioglimento per prescrizione (che non significa non aver commesso il fatto), ricorrendo in Cassazione ed invitando i giudici a a fare chiarezza, accertando fino in fondo la verità. E rinnovando (quando si dice il conflitto di interessi...) all'Avvocatura dello Stato, "attualmente in gravi ambasce, il mandato per la costituzione di parte civile del presidente del Consiglio contro il privato Berlusconi ed altri per i gravi reati ascrittigli".

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Strade maestre e scorciatoie. Berlusconi, finora, ha dimostrato di preferire le seconde. "Toghe rosse", "giustizia politica", sembrano ancora i suoi cavalli di battaglia. Ha portato in parlamento il gruppo dei suoi avvocati e a loro pare aver affidato il compito di elaborare una "linea politica" e di gestire i "rapporti" con la Giustizia, senza l'imbarazzo di dover assumere responsabilità in prima persona. A che scopo cospargersi il capo di cenere (potrebbe essere questa la sua risposta sottointesa) se alla Camera e al Senato siamo in maggioranza e possiamo navigare a piene vele? A lanciare subito il sasso in piccionaia è stato Domenico Contestabile, senatore di Forza Italia e avvocato del Cavaliere. Prima ancora del pieno insediamento del nuovo governo non ha avuto indugi a tentare la sortita, annunciando l'ipotesi di una amnistia per i reati di Tangentopoli. Berlusconi ha fatto il pesce in barile. "Io non ne ho parlato", ha detto. Ma la proposta ha avuto l'effetto di un fulmine a ciel sereno. Da parte dell'opposizione un'alzata di scudi, in alcuni settori della maggioranza un discreta presa di distanze. Tanto è bastato per far rientrare la temeraria uscita. Per azzerare molti processi che si profilano all'orizzonte bisognerà attendere occasione migliore. Ma intanto incalzano gli eventi. Il 28 giugno la procura di Milano chiede di processare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusato di aver falsificato i bilanci della Fininvest dal 1989 al 1996 per almeno 1550 miliardi lire. Bazzecole. In 40 faldoni - depositati dalla Procura nella cancelleria del giudice per le udienze preliminari - sono raccolte trecentomila pagine che ripercorrono, ad opera degli inquirenti, la storia del gruppo berlusconiano. Una ricostruzione che si basa su riscontri investigativi condotti dal Pm Greco in sei anni di indagini e sulle verifiche contabili della Kpmg, una delle maggiori società di revisione del mondo. L'inchiesta coinvolge l'intero vertice dell'impero mediatico, da Berlusconi, al fratello Paolo, a Fedele Confalonieri. E negli atti c'è la radiografia del "comparto riservato" del gruppo Fininvest. Reazioni ? E' ancora Pecorella a dar fuoco alle polveri. Rilancia la proposta di una nuova legge sulle società e di una diversa disciplina del reato di falso in bilancio. "Cambieremo la legge esistente", dice. Come il governo intende procedere per "riformare un diritto societario considerato vecchio e dannoso allo sviluppo economico", si saprà il giorno successivo. E la "novità" è racchiusa in due righe aggiunte al testo del disegno di legge Mirone, aprovato nella precedente legislatura da un solo ramo del Parlamento, e trasmesso nuovamente alla camere da Palazzo Chigi, nel cosiddetto pacchetto dei cento giorni. Il vecchio testo risulta emendato nel senso di "prevedere l'agevolazione colposa come figura generale di imputazione dei reati societari, punibili in tal caso con la sola pena della multa". Due righe che cambiano tutto depenalizzando, nei fatti, il reato di falso in bilancio. Chi prima rischiava cinque anni di carcere, ora se la caverà con qualche spicciolo di multa. Se la legge passa con quella modifica molti processi possono già considerarsi finiti, altri non arriveranno al dibattimento, decine di fascioli legati alle inchieste di tangentopoli spariranno dai tavoli di sostituti e pubblici ministeri. E tanti amministratori di società potranno cominciare a dormire sonni tranquilli. Il governo Berlusconi, lavorando in silenzio e dietro le quinte, non ha perso tempo, l'approvazione della legge è prevista entro la fine dell'anno, come se la sostanziale depenalizzazione, rilevano alcuni osservatori, fosse la grande priorità del Paese. Al ministero di Grazia e Giustizia dicono di non sapere nulla di quelle due righe in più. Nasce un giallo. Il centrosinistra, tuttavia, annuncia una battaglia durissima. "Il governo - dice Enrico Letta, ex ministro dell'Industria ed esponente di punta della Margherita - comincia davvero male. Prendono corpo i peggiori sospetti". Qualcuno comincia a pensare che si tratti di una legge "su misura" per Berlusconi. "Nella maggioranza il conflitto di interessi è così diffuso - conclude Letta - che non mi stupisco di niente. Ma così si va allo scontro".