Sconfitta la May

 

Brexit a rischio?

di Guido Nicosia

 

Un provvidenziale boomerang ha colpito Theresa May, primo ministro conservatore del Regno Unito e, con lei, tutti i sostenitori estremi della hard brexit. Le elezioni anticipate, indette con lo scopo di ottenere un pił largo consenso popolare e conferire maggiore forza al suo governo nell'ardua trattativa con Bruxelles per traghettare la Gran Bretagna fuori dall'Unione Europea, si sono concluse con un disastroso risultato. Disastroso per la intransigente dama britannica, ora pił che mai indebolita nel proprio ruolo negoziale, - ha perduto 12 seggi - dopo l'esito referendario, ma rivelatore di un sostanziale ravvedimento dell'opinione pubblica e, soprattutto, di una ritrovata speranza per i giovani delle generazioni formate attraverso l'esperienza dell'Erasmus e privati - in ogni senso - del diritto di sentirsi e di essere europei. I veri vincitori di questa ultima consultazione elettorale sono proprio loro. Invece ha perso il reducismo imperiale del contado che aveva dato spazio all'insensato, anacronistico, vizio isolazionista. Ha perso, infine, la spinta reazionaria e populista dell'Ukip, motore politico dell'esito del referendum favorevole all'uscita dalla Ue sotto la leadership di Nigel Farage. Il partito non ha ottenuto nessun seggio, scomparendo dalla mappa del Parlamento britannico. Una autentica debacle che integra quella dei Tories. Anche se Theresa May non molla. E forma un esecutivo di minoranza con l'appoggio esterno degli unionisti irlandesi. In tutto una maggioranza - si fa per dire - che sta in piedi per due soli voti.George Osborne, conservatore, avversario di Theresa May, stigmatizza l'intesa raggiunta. Se tutto va bene - dice - le decisioni importanti per Londra verranno prese a Belfast".