di Tommaso Paoluzi

I tragici fatti dell'11 Settembre hanno avuto e continueranno ad avere per molto tempo ancora un effetto sconvolgente nelle relazioni internazionali. E vale la pena di soffermarsi su di un aspetto particolare che polarizza l'attenzione della comunità economica fuori e dentro i confini nazionali: gli effetti che il nuovo scenario propone. In linea generale, a proposito del nostro Paese, si può affermare che l'Italia, al pari degli altri paesi, sarà inevitabilmente coinvolta dalla recessione economica globale. Tuttavia, ciò che appare, al momento, di estrema importanza è che il Paese arrivi preparato alla successiva fase di ripresa del ciclo economico globale. Da tale punto di vista, le sfide che si pongono permangono le stesse. L'azione di governo dovrà, quindi, essere tesa non soltanto a fronteggiare l'emergenza posta dai recenti avvenimenti, ma anche a risolvere i nodi e le resistenze che possono ostacolare l'inserimento del Paese nella futura ripresa economica. In primo piano, dunque, si pone la questione delle riforme (lavoro, flessibilità, pensioni) che, in un contesto di recessione, a maggior ragione devono essere portate avanti affinché ci si trovi preparati ad affrontare un nuovo ciclo economico virtuoso. In tale quadro si inserisce la Quarta Ministeriale del Qatar della WTO del prossimo novembre. Questa rappresenta, in effetti, un evento determinante per lo scenario economico globale del prossimo futuro e, di riflesso, per quello del Paese. In tale ambito, occorre tenere presente il ruolo di cerniera che l'Italia può e deve svolgere tra le diverse posizioni, senza che ciò comprometta la difesa degli interessi del sistema industriale del nostro Paese. Il raggiungimento di tali obiettivi risulta di estrema importanza poiché un eventuale fallimento comporterebbe delle gravi ripercussioni economiche-finanziarie. Al tempo stesso, deve essere sottolineato il grande momento rappresentato dall'ingresso della Cina nella WTO. Si tratta di una occasione da non sprecare e verso cui occorre muoversi con lungimiranza considerando che si aprirà un "mercato di passaggio" di fondamentale importanza per i sistemi industriali occidentali. Infine, la Quarta Ministeriale rappresenta una ulteriore occasione per cercare un raccordo tra paesi industriali e paesi in via di sviluppo. Dal 1991 al 2000 l'impatto sull'economia globale delle economie dei paesi poveri è passato dal 16 al 22 %. In linea generale, è possibile, da una prima analisi delle dinamiche economiche globali in atto, sottolineare alcuni dati. Un primo dato che può essere sottolineato è l'incertezza derivante da eventi che sono inediti. Ciònonostante, può rilevarsi una constatazione di carattere macroeconomico. I recenti eventi si inseriscono in un quadro che vedeva l'economia statunitense attraversare una fase di rallentamento. Tale rallentamento è destinato ad assumere carattere più profondo ed è prevedibile un andamento ad U. Il prossimo trimestre vedrà una significativa caduta delle attività economiche, ma non un tracollo. Si può, quindi, assumere che la fase recessiva sarà contenuta con un tasso di crescita USA pari all' 1% e che la ripresa dovrebbe manifestarsi nel prossimo anno con un tasso di crescita statunitense che dovrebbe assestarsi intorno all' 1,6 - 1,7%. Dunque, la recessione appare evitabile anche tenendo conto della "latitanza" di Europa e Giappone. Tuttavia, tale assunto deve tener conto di due ipotesi che riguardano, da una parte, il comportamento dei consumatori USA (l'andamento della domanda interna) e, dall'altra, gli avvenimenti politico-militari. Nella misura in cui si verificasse una caduta prolungata dei consumi negli Stati Uniti determinata da una prolungata azione militare, i rischi di una vera e propria recessione di carattere globale aumenterebbero significativamente. Questo perché l'economia mondiale è ancora largamente dipendente dagli Stati Uniti, i quali con le loro importazioni coprono oltre il 40% della crescita della domanda globale. E' comunque importante guardare al di là del breve periodo chiedendosi in quali termini l'economia mondiale è destinata a cambiare dopo l'11 Settembre. Si tratterà di una "economia a geometria variabile" che vedrà i recenti eventi inserirsi in un contesto di rallentamento dell'economia USA che diverrà più intenso e profondo e che esplicherà effetti negativi di maggiore o minore ampiezza nelle diverse aree economiche. In primo luogo, può affermarsi che le più colpite saranno le aree emergenti (Sud - Est Asiatico) attraverso il canale del commercio internazionale. Il calo della domanda USA determinerà un calo delle importazioni da tali aree, in particolare dei beni elettronici con alte componenti tecnologiche. In tal senso, si potrebbe verificare un vero e proprio crollo delle esportazioni. Ad esempio, Taiwan potrebbe passare dal 6,6% allo 0,5%; Hong Kong dal 10,5% allo 0,7%. A fronte di tali rischi corsi dalle economie emergenti, si profila un proseguimento della crescita della Cina la quale, nonostante la crisi, conseguirà tassi di crescita compresi tra il 5 ed il 7%. In quel contesto, l'Asia non appare, dunque, come un tutto unificabile dal punto di vista dell'analisi economica. Per quanto concerne l'America Latina, il canale di trasmissione degli effetti negativi della congiuntura economica statunitense, amplificati dalla crisi, non sarà quello del commercio internazionale quanto, piuttosto, il canale dei mercati finanziari. Si verificherà, infatti, un aumento dell'avversione al rischio che determinerà una caduta degli afflussi di capitali di essenziale importanza non solo per il finanziamento degli investimenti ma anche a fronte della particolare situazione debitoria attraversata dai paesi di quell' area. La situazione attuale rende estremamente difficile, dunque, il soddisfacimento della domanda di capitali in particolare per Brasile ed Argentina. In una posizione particolare si situa, comunque, il Cile che ha una struttura economico-produttiva molto meno dipendente dai capitali esteri. L'area dell'Est Europa e del Mediterraneo è quella che dovrebbe soffrire di meno gli effetti del calo della domanda statunitense in quanto maggiormente dipendente, sotto quel profilo, dall'Europa. Essendo, quindi, gli effetti meno incisivi, il rallentamento sarà anch'esso meno accentuato. D'altra parte, anche i fattori strategico- militari potranno influenzare il comportamento delle imprese a causa della serie di provvedimenti che il Governo USA e gli altri Governi occidentali decideranno di porre in atto. Costi e benefici andranno rivisti per la questione della sicurezza ed i rischi politici per gli investimenti muteranno significativamente. I tre attori sottoposti a rischio (imprese, rischio commerciale; banche, rischio finanziario; istituzioni, rischio politico) dovranno necessariamente trovare un terreno comune di lavoro per poter ridimensionare gli effetti negativi del cambio di scenario . La contrazione dei mercati di sbocco, conseguenza anch'essa derivante dal nuovo scenario, renderà la competizione su tali mercati, dove non è esclusa una ripresa di atteggiamenti di tipo protezionista, più aspra. A tale proposito occorre chiedersi quale sarà l'impatto sulle imprese italiane. Il sistema paese verrà messo a dura prova poiché più vulnerabile e fragile di altri. Da una parte, essendo la presenza di imprese italiane all'estero ridotta, si profila il rischio di perdere quote di mercato; dall'altra, poiché il sistema imprese ha cominciato a sviluppare una nuova proiezione internazionale ed una maggiore presenza differenziata, potrebbe essere meglio preparato ad affrontare l'impatto della contrazione. Da tale punto di vista, molto resta da fare sia per quanto riguarda le imprese e la loro presenza sui mercati esteri, sia per quanto riguarda le istituzioni e la politica di intervento a supporto dell'internazionalizzazione delle imprese italiane. Le imprese, a fronte di uno scenario incerto, devono sviluppare nuove strategie di internazionalizzazione maggiomente differenziate, organizzate e selettive, tenendo conto anche rischi strategici presenti sui vari mercati esteri. La strategia di rinnovamento, che dovrà interessare non solo le imprese che hanno una presenza all'estero ma anche le imprese export-oriented, deve passare attraverso due momenti: l'abbandono di strategie di carattere contingente di breve periodo e l'adozione di strategie dotate di strumenti che garantiscano flessibilità e che siano volte al lungo periodo. L'orizzonte temporale in cui realizzare il rinnovamento deve essere ridotto per non concedere vantaggi alle imprese straniere che saranno pronte a sfruttare il nuovo scenario. Diventa, quindi, molto importante un supporto pubblico che sia adeguato allo sviluppo di nuove strategie e che operi un massiccio rilancio delle politiche di promozione degli strumenti di sostegno all'internazionalizzazione del sistema paese a livello regionale, bilaterale e multilaterale. Concludendo, è possibile fare due considerazioni. La prima riprende ciò che è stato sopra sottolineato, e quindi la necessità di una efficace politica di sostegno allo sviluppo del processo di internazionalizzazione delle imprese e dei sistemi territoriali. La seconda riguarda la difesa dell'interesse nazionale che in una economia globale risulta di estrema importanza e che deve essere condotta su tre livelli: in Europa, nelle istituzioni europee, cercando di creare le condizioni atte ad avvantaggiare il nostro sistema paese, tenendo altresì conto della natura di attore globale dell'Unione e quindi della necessità di contribuire allo sviluppo di politiche europee complessive che possano permettere di cogliere le occasioni di sviluppo che si vengono a creare (ad esempio il mercato cinese); a livello bilaterale, parallelo all'Europa, verso i paesi terzi dell'Est e dell'altra sponda del Mediterraneo, aree che rappresentano sempre più spazi di riferimento privilegiato non solo per il commercio ma anche per la delocalizzazione e l'internazionalizzazione.