EDITORIALE

Un giornale, due tappe
dall'Italia al Mondo

 

È un discorso che continua. Nato all'inizio degli anni 90, per iniziativa di un gruppo di giornalisti impegnati in varie testate nazionali, "Mondo Vip", magazine di informazione, di inchieste e di attualità, inizia da oggi una nuova avventura entrando nella "grande rete" e proiettando la sua immagine virtuale oltre i confini e i limiti, pure ampi, pure importanti, di una presenza faticosamente conquistata ed estesa alla sola Penisola. Da questo momento ai tanti obbiettivi già realizzati, il giornale ne aggiunge un altro, ambizioso ed esaltante a un tempo, raggiungere quella moltitudine di italiani - di prima, di seconda e di terza generazione - sparsi nel mondo, integrati in altre comunità nazionali, ma non ignari delle proprie radici. E perciò il titolo, "Mondo Vip", del quale all'uscita del primo numero demmo conto al lettore con una doverosa precisazione, si arricchisce da oggi di una nuova dicitura aggiunta alla testata originale: "Italianel Mondo".

"Ci rivolgiamo, è vero, a persone importanti - scrivevamo nell'antico editoriale di presentazione - ma non già in ragione del censo. Reputiamo che conti, sopra ogni altra attribuzione possibile, la capacità autonoma di ragionare, di valutare i fatti, di essere consapevoli della propria condizione di cittadini. Questo tipo di Vip andiamo cercando. E per quanto ci riguarda - concludavamo - la sigla vuole rendere trasparente, a partire dalla testata, anche l'impegno della Redazione: Verità, Intelligenza, Professionalità. Traguardi difficili, d'accordo, tuttavia tenteremo di raggiungerli".Sarebbe presuntuoso affermare che siamo riusciti nell'impresa. Il giudizio compete ai lettori che ci hanno seguito sin qui - questo possiamo tranquillamente affermarlo - con attenzione ed anche con sostanziale consenso. Ora il dialogo si amplia. E sarebbe per noi di grande soddisfazione riuscire a coinvolgere, nello spirito di servizio che ha sempre animato i nostri intendimenti, i connazionali lontani dalla madre patria, ai quali apriamo da subito le nostre pagine per iniziare il colloquio (e perchè no) il dibattito sui temi e sui problemi che investono la loro esistenza di emigrati, ma anche la loro condizione di cittadini italiani che non hanno perduto e non debbono perdere il diritto di intervenire sui fatti e le decisioni che interessano il Paese al quale appartengono per origine, per cultura, per tradizione.