Ricchi sempre più ricchi e poveri, sospinti sempre più ai margini, senza alcuna concreta possibilità di affrancarsi da una condizione di miseria. Dunque una forbice larga che accentua le diseguaglianze sociali in una città che pure registra una crescita costante della ricchezza. Questa l'immagine che emerge dal dodicesimo rapporto annuale su "Milano produttiva", elaborato dalla Camera di Commercio. "Nel complesso l'economia milanese è florida - precisa Sandro Lecca, responsabile dell'Ufficio studi camerale - il quadro generale mostra grande euforia, voglia di fare impresa. Milano è tornata a essere la "città da bere" di una volta, ha riconquistato il ruolo di traino, di locomotiva dell'economia lombarda e nazionale. Ma  a prezzo di un forte squilibrio sociale. La ricchezza è distribuita male. L'occupazione aumenta, sì, ma non è un caso che il 60 per cento delle nuove assunzioni nel 2000 siano contratti atipici, a tempo determinato. Il lavoro interinale è segno di flessibilità, ma indica anche precarietà. Milano è capace di raggiungere vette di eccellenza in diversi campi - osserva ancora Lecca - pensiamo al terziario, alla new economy, all'istruzione universitaria, ma in questa fase ha perso peso verso l'estero, non riesce a essere propositiva al punto di attrarre una quantità rilevante di capitali stranieri. Va anche detto, però che le esportazioni crescono del 20 per cento e le importazioni del 21,5 per cento, segno che l'attività con l'estero mantiene un certo dinamismo". Le imprese milanesi attive durante il 2000 aumentano infatti del 2,4 per cento, segando il più forte incremento in cinque anni, accentuando anche in seguito la tendenza (dal 9,3 per cento del 1999 si passa al 9,7 per cento del 2000), ma gli investimenti dall'estero subiscono una flessione, passando dal 34,5 per cento del '99 al 28,6 per cento del 2000. Ed è eloquente l'analisi tracciata da Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio. "La società milanese si presenta come un arcipelago - dice Sangalli - che non fa sistema. Se ciascuna isola opera per conto suo, il rischio è la frammentazione. Occorre creare un collegamento fra le singole tessere del puzzle, perché la disuguaglianza può implicare costi sociali molto alti e soprattutto mortifica quello spirito civico ambrosiano basato proprio sulle pari opportunità e sulla solidarietà". Il settore con maggiore indice di produttività è ancora il terziario (più 4,3 per cento), trainato dall'informatica (più 10,1 per cento), dalle agenzie di viaggio (più 13,1 per cento) e dalle telecomunicazioni (più 14,8 per cento). La new economy cresce dell'11,8 per cento, non tanto come settore di nicchia, quanto piuttosto "spalmandosi" sulle altre attività produttive. Le 9313 imprese esistenti, che rappresentano il 13,9 per cento di tutto il comparto nazionale,  forniscono infatti servizi telematici (più 42,2 per cento), software (più 20 per cento) e consulenza informatica (più 20 per cento). Sono in aumento anche il commercio (più 1,1 per cento), con 1.616 nuovi negozi per un totale di 35 mila, pari al 39 per cento degli esercizi commerciali della Lombardia e l'agricoltura,  con una crescita del 33.3 per cento, grazie soprattutto allo sviluppo delle coltivazioni biologiche. L'industria manifatturiera registra invece un calo del 4,4 per cento, in linea con le tendenze nazionali. Il lavoro indipendente aumenta del 3 per cento e le donne  (più 1,7 per cento) battono gli uomini (più 1,1 per cento). Qaunto alla nuova economia - rileva Sangalli - è in espansione ma ha bisogno di più attenzione da parte delle istituzioni. E' necessario investire nella formazione". Una "voce" interessante, per finire, è quella che riguarda l'immigrazione. Gli immigrati regolarmente residenti in provincia di Milano nel 2000 sono 176 mila con un aumento del 17,3 per cento rispetto al '99. Sono ben 7400 le micro imprese straniere, iscritte ai registri della Camera del Commercio (più 22 per cento rispetto al '99) per il 60 per cento gestite da cittadini extracomunitari. Per il lavoro dipendente, salta all'occhio un più 16,2 per cento.