Scoperte di un Archeologo Italiano nel Sinai

Il Monte Sinai ? Gli studiosi si interrogano

sulla collocazione indicata dalla Bibbia

 

di Attilio Gaudio

E' un'inebriante avventura archeologica quella che ci narra il professore Emmanuel Anati, direttore del Centro Camuno di Studi Preistorici di Capo di Ponte; un'avventura che gli ha consentito di ipotizzare una diversa collocazione del biblico monte Sinai, distante 200 chilometri dal Jebel Musa, indicato finora dagli storici come la montagna presso la quale Dio diede a Mosè le Tavole della Legge.L'importanza del reperimento e della documentazione archeologica ad esso connesso è tale che riteniamo opportuno lasciare la parola allo stesso Anati: " Nel 1984 la proposta di identificare Har Karkom come il monte Sinai della Bibbia - afferma lo studioso - ha suscitato un dibattito a livello mondiale, scandalizzando i biblisti. Scriveva all'epoca il quotidiano "Jerusalem Post": ubicare il monte Sinai a 200 chilometri a nord di Santa Caterina, e quindi proporre che l'epoca dell'esodo sia anteriore di secoli alle date della scuola esegetica convenzionale, supera ogni limite: un terremoto negli studi biblici che non tutti sono disposti a digerire". Per dieci anni la proposta è stata osteggiata. Ma ad ogni nuova spedizione le scoperte aumentano e stimolano l'interesse scientifico: ora questa zona è ampiamente conosciuta come importantissimo luogo di culto e montagna sacra dell'età del Bronzo. Si tratta davvero del biblico monte Sinai? Dopo il primo netto rifiuto, il mondo scientifico ha ora dei ripensamenti. Biblisti e studiosi di archeologia mediorientale hanno preso posizione a favore o contro l'ipotesi d'identificazione, creando un grosso "caso" archeologico."Ogni anno questa zona riserva dei ritrovamenti che possiamo definire unici. La scoperta nel '92 di un "santuario" paleolitico superiore, tra 45.000 e 35.000 anni fa, ha stimolato nuove considerazioni sul ruolo giocato da questa che, nel periodo Calcolitico (età del Rame) e nell'età del Bronzo, fu una montagna sacra per i popoli del deserto. Se, come riteniamo, Har Karkom è la montagna che la Bibbia chiama monte Sinai, la sua tradizione di sacralità risale alla notte dei tempi e la narrazione biblica del Sinai si inserisce nel quadro multimillenario di una montagna sacra che fu sacra da sempre. "Se davvero il sito di Har Karkom è un "santuario", esso è il più antico santuario che si conosca attualmente nel mondo. La sua topografia suscita diversi quesiti. Si ubica in una valletta seminascosta, sull'orlo di un precipizio. E' circondato da diversi insediamenti della stessa epoca, si trova sulla montagna, davanti ad un panorama immenso che domina valli e colline fino a catene montuose distanti oltre 60 km. Guarda verso oriente, dove nasce il sole. Caratteristiche analoghe si riscontrano spesso nei santuari e nei luoghi riservati alle iniziazioni di popolazioni tribali recenti."Har Karkom fu nell'età del Bronzo - aggiunge il professor Anati - una montagna sacra di immensa importanza, con altari, sentieri sacri con segnacoli, incisioni rupestri lungo il percorso e geroglifici (disegni fatti con ciottoli sul terreno). Le scoperte degli ultimi anni portano un contributo determinante alla sua identificazione con il biblico Sinai, ma ciò non sembra risolvere tutti i problemi, anzi ne fa sorgere di nuovi. Sono noti oggi 258 siti databili dalla fine del IV all'inizio del II millennio a.C., periodo al quale ci riferiamo come BAC (Bronze Age Complex, o complesso dell'età del Bronzo: 4000 - 1950 a.C.)". Ai piedi della montagna vi sono invece numerosi villaggi con strutture in pietra, in un'area oggi totalmente deserta. L'archeologia mostra che importanti gruppi umani si concentravano ai piedi della montagna nell'età del Bronzo, mentre pochi eletti, forse sacerdoti, salivano sulla cima per eseguirvi attività di carattere rituale. L'immagine Ë la stessa che ci offre la narrazione biblica quando dice che il popolo d'Israele si accampò ai piedi del monte, ma solo Mosè aveva diritto di accesso ad esso: "Il popolo non può salire sul monte Sinai poichè tu ce l'hai proibito." (Esodo, 19,23).Sulla montagna si trovano i resti di un tempietto che è stato denominato "santuario Midianita"; la Bibbia ci dice che Mosè vide un tempietto sulla montagna (Esodo 26,30). Sulla cima di Har Karkom si trova una grotticella, e la Bibbia puntualmente ci parla di un "cavo nella roccia." sulla cima del monte Sinai, dove Mosè avrebbe nascosto la sua faccia per non vedere Dio al suo passaggio (Esodo, 33,22). Spiega il professor Anati: "le coincidenze sono davvero tante e appare ormai evidente che il cronista biblico, nel descrivere il monte Sinai, avesse Har Karkom davanti agli occhi". "I reperti dei villaggi e delle strutture religiose di Har Karkom coincidono tipologicamente e cronologicamente con gli insediamenti analoghi ritrovati a Kadesh Barnea, nonchè sui monti di Edom e Moab dove, secondo la narrazione, gli ebrei si sarebbero insediati dopo l'esodo e prima di entrare nella terra promessa". "Dopo quindici anni di ricerche le tessere del mosaico cominciano a combinarsi. I siti riferibili in un modo o nell'altro alla narrazione dell'esodo sono tutti della stessa epoca, precedenti al 2000 a.C. Le città che sarebbero state conquistate e distrutte da Giosuè ebbero anch'esse le mura crollate in quel tempo. Gerico Ay, Arad, gli insediamenti di Edom e Moab, Kadesh Barnea e gli abitanti di Har Karkom cessarono di esistere attorno al 2000 a.C. Nell'epoca ramseside non esistevano. Un periodo d'intensa aridità sconvolse la vita della periferia nel II millennio a.C.: ampie aree furono abbandonate perchè prive d'acqua. CosÏ gran parte del Sinai, ma anche buona parte della penisola Arabica e molte aree del Sahara". "E' chiaro che una ricerca multidisciplinare, un concerto tra archeologia, esagesi biblica, paleoclimatologia, geografia e topografia, etnologia ed antropologia culturale, sta portando alla soluzione di un problema rimasto aperto per duemila anni. Oltre a costituire un'eccezionale testimonianza archeologica che riflette lo spirito delle narrazioni bibliche, le scoperte di Har Karkom rivelano la vita, i costumi, le credenze, la struttura dei villaggi e dei gruppi sociali, le risorse economiche dei popoli del deserto dell'epoca alla quale si riferiscono le narrazioni dell'esodo." E l'archeologo conclude annunciando che: "dopo quindici anni di ricerche Ë quasi pronto un ampio dossier con le prove di quella ipotesi che tante contestazioni aveva suscitato.

 

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