Anche Milano ha sempre maggior bisogno degli immigrati. Ed è certamente questa l'esigenza - al di là dello sciovinismo di certi settori di opinione pubblica sostenitori della Lega, peraltro sempre più in calo di consensi - che si manifesta e condiziona la vita economica e sociale della città. La conferma viene dai dati forniti dall'Osservatorio del mercato del lavoro della provincia di Milano. Sono in costante crescita gli immigrati presenti nei settori della produzione e del lavoro. Nel 2000 il numero degli extracomunitari impiegati in attività lavorative è aumentato del 110 per cento.Il 90 per cento è stato "assunto" con la qualifica di operaio generico. I settori d'impiego maggiormente coinvolti sono quelli del commercio, dei pubblici esercizi, e delle pulizie seguiti dall'industria manifatturiera e dall'edilizia. Ma da dove vengono le nuove braccia dell'economia milanese? Dei circa 118 mila stranieri regolari che risiedono e lavorano a Milano la maggior parte è di origine asiatica. Provengono dalle Filippine, dalla Cina e dallo Sri Lanka, seguono a ruota gli egiziani e i marocchini e quindi quelli provenienti dai paesi dell'Est, soprattutto donne.Con l'aumento degli addetti reclutati nelle fila dell'immigrazione, cresce anche la loro presa di coscienza e la conseguente sindacalizzazione. Nel Duemila, infatti, gli stranieri iscritti alla Cgil sono passati da 1781 a 4502. E tuttavia sono ancora molte le situazioni di lavoro non tutelato. Per quanto riguarda il lavoro domestico, ad esempio, sono numerose le persone assunte "in nero", che si calcolano percentualmente attorno all'80 per cento del totale. Anche se non sempre il rapporto irregolare è voluto da chi offre lavoro. In parecchi casi si tratta di immigrati senza permesso di soggiorno - basti pensare alle molte donne ucraine affluite in Italia negli ultimi mesi - per i quali non è possibile avviare un rapporto corretto, con regolare assunzione. Analoga realtà nel dettore edilizio. Le organizzazioni del lavoro poi stigmatizzano, dal canto loro, il comportamento dell'Ispettorato del Lavoro che, disattendendo le disposizioni contenute in una circolare ministeriale, pretende di far richiedere dalle aziende interessate il librettodi lavoro per gli stranieri, anzicche fare in modo che siano loro stessi ad inoltrarne richiesta.