Il gioco delle tre tavolette è fatto. Come un illusionista malandrino che all'angolo della strada incanta i passanti invitandoli a puntare una somma di denaro su una carta delle tre che tiene tra le mani, dopo averle sapientemente mescolate, con abile gioco di destrezza, Giulio Tremonti, superministro prestigiatore dell'economia, ha dapprima ingannato gli astanti. Ma alla fine il trucco ha mostrato la corda. "Sessantaduemila miliardi di "buco", aveva detto una settimana fa: questa è l'eredità che ci ha lasciato il centrosinistra". Parole pesanti, tali da seminare sconcerto in Europa, preoccupazioni nel paese, indignazione in Parlamento. Ma quando viene allo scoperto presentando il documento di programmazione economica e finanziaria, deve esporre le cifre come sono: 44.500 miliardi. Esattamente la previsione comunicata da Amato e da Visco alla fine del loro mandato. L'Italia ha un'economia sana, non è sull'orlo della bancarotta. Bisogna fronteggiare una congiuntura poco favorevole in Europa, è vero, ma le poste del bilancio sono in ordine. Quale era il disavanzo denunciato da Amato? Con la relazione trimestrale di cassa di aprile, il governo di centrosinistra aveva aggiornato il parametro dello 0,8 % relativo al rapporto tra disavanzo e Pil a fine 2001, portandolo all'1%. In valore assoluto 24.500 miliardi. A giugno la Ragioneria aveva avvertito: in base ai dati del fabbisogno dei primi mesi dell'anno e in assenza di misure di monitoraggio e di contenimento della spesa, è prevedibile uno sforamento ulteriore nell'ordine dei 10 mila miliardi, che diventano 20 mila se, sempre in assenza di correttivi, si proietta la stima su tutto il 2001. Totale: 44.500 miliardi. Esattamente la cifra derivante dai dati di Amato e comunicata da Tremonti con il Dpf. Dov'è finito il "buco" da 62 mila miliardi? Nella testa esaltata dello stesso Tremonti (un formidabile avvocato tributarista - lo ha definito il suo compagno di partito, Antonio Martino, che ha aggiunto: ma non venitemi a dire che è un economista!) . Una grossolana operazione propagandistica, dunque, per giustificare nel prossimo futuro la impossibilità di mantenere le promesse fatte agli italiani durante la campagna elettorale da Berlusconi. Chi dei due è il gatto e chi è la volpe? Sta di fatto che l'Italia è in grado (con il "buco" che il ministro del Tesoro continua a denunciare, malgrado l'evidenza dei dati) di onorare - per ammissione dello stesso esilarante ministro - gli impegni europei. Ma...Ecco, c'è un ma (e l'incognita è grande, se ne renderanno conto presto gli italiani) in forse appaiono fin d'ora gli obbiettivi di politica economica annunciati dal governo. Se i fini sono chiari (si fa per dire), i mezzi per raggiungerli - a non volere calcare la mano - sono davvero incerti.

E' bastata una settimana per avere autorevole conferma della circostanza. Aspre critiche sul Documento di programmazione economica del governo sono venuti dalla Corte dei Conti, che ha espresso dubbi anche sulla copertura finanziaria della Tremonti bis e dell'abolizione della tassa di successione. Non basta, analoghe riserve sono venute dall'Associazione Bancaria Italiana e daaltri osservatori economico finanziari. "Le incognite - secondo la Corte dei Conti - riguardano da un lato "la proiezione sull'intero 2001 delle risultanze di cassa del fabbisogno relativo ai primi cinque mesi dell'anno" e, dall'altro, "l'anticipazione di stime sulle complesse operazioni di raccordo imposte dal Sec 95 per pervenire ai consuntivi di contabilità nazionale, parametri fondamentali in sede europea". Per la Corte, i rischi di approssimazione di tali tentativi "sono confermati dalla stessa sequenza che ha segnato il vivace dibattito sul tema dell'extra deficit del 2001". La Corte bacchetta anche sulla copertura della Tremonti-bis, "legata a stime e non a dati certi" e sull'abolizione della tassa di successione, dove si coprono oneri permanenti nel 2001 e 2002 con maggiori entrate, una "procedura", afferma la Corte, "non valida".

******

Conflitto d'interessi, economia, scuola

Banana republic, è questa

la sorte del Bel Paese ?

Un buon giorno si vede dal mattino. E' una massima antica, della saggezza popolare, che non è mai stata smentita. E se il"mattino" del secondo governo Berlusconi, sono i primi cinquanta giorni della legislatura iniziata all'indomani del voto del 13 maggio, non c'è davvero da stare allegri. C'è, anzi, da cominciare seriamente a preoccuparsi per certe avvisaglie di arrogante gestione del potere, rese manifeste da comportamenti e parole di importanti esponenti della Casa delle libertà. E per i dichiarati provvedimenti legislativi che l'esecutivo, condizionato da un pesante conflitto di interessi, intende addottare da qui all'inizio dell'autunno. Preoccupazioni fondate ed allarmanti perchè promettono di trasfomare l'Italia, quanto a vivibilità democratica, in una piccola repubblica sudamericana. I "segni" della involuzione in atto sono ormai numerosi. Riposte nel sacco delle bombarde elettorali, le fantastiche promesse contenute nel grottesco "contratto con gli italiani" (pensioni minime a un milione, meno tasse per tutti, moltiplicazione dei posti di lavoro), Berlusconi presenta il conto degli impegni veri, quelli presi con i settori più retrivi della vita inazionale e con gli interessi forti, compresi i suoi, costituiti nel paese. Vediamo, settore per settore, quali sono gli spunti negativi contenuti in quello che finirà per diventare il grande libro della delusione per quella minoranza di italiani in buona fede (solo 18 milioni di elettori che grazie ai meccanismi della legge elettorale e ad una sapiente rete di alleanze realizzata dal Polo, sono diventati maggioranza, sancendo la vittoria elettorale del Cavaliere) che si sono lasciati convincere dalle lusighe mediatiche del "grande fratello".

Economia: Abolizione della tassa sulle successioni e sulle donazioni a partire da 300 milioni. Un provvedimento destinato a gratificare solamente i ceti più ricchi, con un grande salasso per le casse dello Stato che sarà costretto a reperire i cespiti necessari alla gestione pubblica, con nuove gabelle, dirette o indirette, a carico delle categorie più deboli . Si calcola in cifre astronomiche (dell'ordine di migliaia di miliardi) il risparmio che sarà realizzato dal clan del presidente del Consiglio per operazioni di trasferimento di beni all' interno della sua famiglia). Legge Tremonti bis, per agevolare la dinamica delle aziende produttive. Sono previste cospicue detassazioni dei profitti che saranno reinvestiti. Lo scopo dichiarato è quello di far crescere la domanda. Ma risulta difficile capire come ciò possa avvenire se si continuano a deprimere i salari. Secondo la logica del mercato solo un aumento delle retribuzioni nette potrebbe far lievitare la domanda interna, stimolando l'offerta di beni e servizi. (Lo ha rilevato, del resto, il presidente della Confcommercio, Billlè). E per far fronte alle nuove richieste, le aziende verrebbero a trovarsi nella necessità di investire, espandendo l'occupazione e facendo ricadere notevoli benefici sul reddito nazionale.Ma non sembra questa la strada gradita alla politica occhiuta della Confindustria del presidente D'Amato. Ammesso comunque che l'incentivo previsto dalla legge possa in qualche misura funzionare, ad avvantaggiarsene sarà solamente il Nord, dove ha sede il maggior numero di industrie. Dunque, per il Sud, nessuna speranza. Gli antichi squilibri finiscono per aggravarsi. Provvedimenti a favore dell'emersione del sommerso. L'iniziativa era già stata avviata, durante la precedente legislatura, nel 98, ad opera del governo di Centrosinistra. Ma si tratta di una operazione difficile e di problematica riuscita. Soprattutto ora che si levano voci a sostegno di condoni radicali, con proposte di diminuzione delle cifre ad "una tantum" prolungando gli sconti su sei otto anni anziché su tre. In attesa che i provvedimebnti diventino operativi nessuna azienda sommersa si sognerà di emergere, anche perchè è più conveniente, per certi operatori, emigrare in Romania, dove i salari a malapena raggiungono le duecentomila lire, senza l'onere di contributi (e le tasse si fermano al 5 per cento). Parole tante, anche troppe, fatti pochi. E, quel che è peggio, per un governo che deve amministrare il paese, tanta inconcludente demagogia. Incapace di governare non trova di meglio che lanciare provocazioni all'Opposizione, attribuendo le proprie vistose "lacune di gestione" alla responsasbilità dei passati governi. Come ha fatto il cosidddetto superministro dell'economia dal volto fanciullesco, senza barba, Giulio Tremonti, che ha denunciato un "buco" inesistente di 62 mila miliardi nei conti pubblici, mescolando per ragioni di propaganda politica bilancio di cassa con bilancio di competenza, confondendo il fabbisogno con l'indebitamento. E poi - quasi fosse in possesso di virtù magiche - annuncia che comunque sarà evitata una Caporetto della finanza pubblica, che non ci sarà una manovra aggiuntiva. Trascurando il fatto che a smentire le sue goffe acuse al centrosinistra, che ha governato fino a ieri, ci sono soprattutto le valutazioni positive dell'Unione europea (non certo compiacente in simili situazioni) e le dichiarazioni del ragioniere dello stato Monorchio (quello si, competente) che precisa: lo scostamento si può contenere tra i 10 e i 13 mila miliardi. Ma queste sparate non giovano al buon governo, specie quando vengono lanciate con spettacolare enfasi in Tv, fuori dalle sedi istituzionali, dal Parlamento , senza prima consultare le parti sociali, minacciando di creare una frattura insanabile con i sindacati giustamenti risentiti.

Scuola, sanità, ambiente, giustizia, riforme costituzionali. Per ognuna di queste voci si registra una autentica emergenza. La scuola è stata scossa dal decreto che annulla la riforma dei cicli scolastici nella primaria. In sostanza Berlusconi smantella l'unico riassetto serio e organico della scuola elaborato dopo la riforma Gentile, riportando tutto al caos degli ultimi decenni. Per ora - ha detto in sostanza il ministro della pubblica Istruzione, Letizia Moratti - si azzera tutto quanto ha realizzato il Centrosinistra. Poi si vedrà. In realtà il disegno del Centrodestra è quello di favorire la scuola privata (con finanziamenti statali, contro il dettato costituzionale) a scapito di quella pubblica, con grave vulnus al diritto allo studio di tutti i cittadini, indipendentemente dal ceto sociale, dal credo religioso e dalle possibilità economiche di ciascuno.Il via libera, dato dalla leziosa signora ingioiellata, ai buoni scuola del casto ma invadente governatore lombardo Formigoni, ne sono prova concreta. Senza contare il persistere di suggestioni separatiste introddote da Bossi, ministro leghista che propone una maturità seprata per gli studenti della Padania! Distruggere senza costruire, come di fatto si intende fare per la riforma sanitaria, con riduzione di stanziamenti e ripristino dei tiket. Tanto da irritare perfino il neoministro Gerolamo Sirchia che ha proposito dei tagli previsti ha precisato: "quelle decisioni sono di Berlusconi".Aggiungendo (anche se poi ha accettato la nuova realtà): "occorre che il presidente del Consiglio e Tremonti si rendano conto che nella sanità, oltre un certo limite, meno quantità significa meno qualità".Ambiente. E' inaudito apprendere che sono previsti condoni anche per chi inquina senza contare la pericolosità del provvedimento contenuto nel disegno di legge denominato "padroni a casa propria". Sarà più facile ristruttrare la casa, d'accordo, perchè vengono annullati tutti gli adempimenti richiesti sotto il profilo tecnico, basterà produrre una dichiarazione di inizio lavori e rispettare l'immagine dell'immobile che si vede dalla strada. Ma gli abusi degli anni scorsi, consumati malgrado la rigorosa normativa vigente, insegnano: case crollate, materiali inadeguati, cedimenti strutturali, con vittime innocenti dell'incoscienza e della disonestà di molti costruttori. Tutto questo ora potrà avvenire con perfetta legittimità. (Basti pensare ai danni prodotti - per quanto riguarda la proliferazione dell'abusivismo edilizio e della cementizzazione indiscriminata di zone meritevoli di tutela - dal condono edilizio varato dal primo governo Berlusconi nel 1994).Giustizia. Tornano venti e vulgate di amnistia per i reati di Tangentopoli. Ne parliamo in un altro articolo, su questo giornale, riferendo delle inizitive prese dagli avvocati di Berlusconi portati in nutrita pattuglia in Parlamento. Avanza una progetto di riforma del diritto societario con scandalose proposte di depenalizzazione dei reati di falso in bilancio per garantire franchigie ad hoc ad imputati eccellenti, chiamati a rispondere davanti ai giudici. Giudici sistematicamente aggrediti da membri del governo e da parlamentari, intimiditi al punto da costringerli a pronunciare - riferiamo anche di questo in altra parte del giornale - sentenze di assoluta indulgenza nei confronti di personaggi potenti, tanto da far pensare che esistano - come ha detto Giovanni Salvi, vicepresidente della Associazione Nazionale Magistrati - due giustizie: una per i comuni cittadini e l'altra per i politici. Quest'ultima legittimata ad impedire l'esercizio della giurisdizione". La puntualizzazione si riferisce al caso recentissimo della sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che un membro del Parlamento (nella fattispecie l'avvocato Cesare Previti, di Forza Italia) inquisito in pubblico dibattimento penale può rifiutarsi di comparire davanti al giudice anteponendo a quell'obbligo il suo compito di parlamentare. Rendendo di fatto impossibile (o quasi) la celebrazione del processo. Il che equivale a dire "i potenti non si toccano, non si possono processare".Non basta. Ben altri stravolgimenti minacciano la carta costituzionale. L'insidia è contenuta nel progetto presentato da Bossi (e contrastato da qualcuno nel Polo, ma non si sa con quanta convinzione) sulla Devolution . Un progetto che contiene i germi di una secessione truccata tendente a dividere l'Italia. La corte Costituzionale, nell'intedimento del "senatur", dovrà essere trasformata in un supremo collegio di estrazione politica. La larga maggioranza dei membri sarà nominata - secondo quel progetto - dall'assemblea delle Regioni e dal Parlamento, cioè dalla maggioranza politica esistente in queste due assemblee. E solo una esigua minoranza, tre membri in tutto, sarà riservata alla nomina del capo dello Stato; altri tre membri potranno essere indicati dai magistrati. "Se passa quella proposta - ha detto Vincenzo Caianiello, ex presidente della Corte Costituzionale - per la Consulta sarà la fine. E cadrebbe un baluardo dell'equilibrio nel nostro ordinamento, che ha mantenuto finora la massima imparzialità. Si aprirebbero gravi dissidi, ad esempio tra le regioni chiamate ad eleggere 5 giudici. Ma le regioni sono 20. Quali regioni dovranno essere rappresentate e quali no? Ma anche questo modo di argomentare è sbagliato, perchè il giudice Costituzionale non deve rappresentare nessuno. Deve rappresentare solo la Costituzione ". E intanto Lega e An si contendono la primogenitura dell'iniziativa diretta ad ottenere che l'immigrazione clandestina sia considerata reato. " L'immigrazione clandestina diventa reato? - si chiede il solito fine umorista - in compenso truffa, falso in bilancio, corruzione, diventano referenze". Siamo nelle mani di un esercito di dilettanti, ha aggiunto Caianiello.

***

Un governo di dilettanti ? E non solo. Un governo - ed è ancora peggio - viziato da un diffuso e gravissimo conflitto di interessi, che genera un'altrettano grave "contraddizion che nol consente": quella che ha indotto l'autorevole settimanale della comunità finanziaria britannica, The Economist, a scrivere, prima delle elezioni del 23 maggio, che Berlusconi e la sua casa delle libertà non erano idonei a governare; che ha suscitato e reso espliciti perplessità e timori nelle pricipali cancellerie europee, che ha spinto un gruppo di intellettuali non organici al potere a lanciare un appello per segnalare i rischi di una eventuale vittoria elettorale del Cavaliere, che ha fatto dire a qualcuno che nell'ipotesi malaugurata dell'ascesa al potere della destra conservatrice, leghista, affarista e postfascista, l'Italia si sarebbe avviata a diventare una "repubblica delle banane". Intervenne allora, con l'autorevolezza del suo nome, il prestigio di una consolidata tradizione familiare, l'avvocato Gianni Agnelli, per smentire quelle "riserve" e tranquillizzare l'opinione pubblica italiana. "L'Italia - disse l'Avvocato, con una uscita non congeniale al suo stile ed alla sua proverbiale riservatezza e marcatamente a sostegno di Berlusconi - non diventerà una repubblica delle banane". Meraviglia, incredulità, per un atteggiamento di appoggio al Cavaliere che Agnelli non aveva assunto nel 96, quando Cuccia insisteva nel tenere fuori dal salotto buono il creso di Arcore, considerato un pasrvenu; un appoggio "costato all'Avvocato qualche prezzo estetico che - come ha scritto Ezio Mauro - a Torino non è mai un prezzo da pagare a cuor leggero". Ma a Torino, qualche giorno prima, Berlusconi aveva incontrato Agnelli. E tra i due era nata un'intesa per gestire il grande gioco del potere, che si è rivelato in tutta la sua portata qualche giorno fa con l'Opa lanciata dalla Fiat su Montedison. Pecunia non olet, dicevano i saggi della Roma antica. A Torino, durante la visita del Cavaliere, si parlò di Renato Ruggiero, diplomatico di grane fama, accreditato nei circoli internazionali (ma anche consigliere di amministrazione della Fiat, vicepresidente della Rcs, vice presidente della Schroder Salomon Smith Barney) come di un possibile ministro da "prestare" al futuro nuovo governo. Una chance di riscatto per la cattiva fama di Berlusconi all'estero, di cui si è detto sopra. Ed ora che è agli Esteri, l'ambasciatore può fare da trait d'union tra Torino e Roma. Il vantaggio è reciproco. Ma torniamo al conflitto di interessi. E' un conflitto che indebolisce le istituzioni democratiche e lede i diritti della collettività nazionale. "Signor Presidente - scrive Giovanni Sartori su Micro Mega, rivolgendosi al Capo dello Stato - su questa vicenda non è possibile tacere". E l'appello merita di essere ripetuto a proposito dell'eversivo progetto di modifica costituzionale presentato dal leader leghista ( sostenuto dal glabro Tremonti) , se è vero che è il Presidente della Repubblica il primo custode e garante della Costituzione.