La Francia non liquida il movimento antiglobalizzazione (come sembra fare il governo italiano, con il goffo tentativo di criminalizzare i leader della protesta popolare) ma pone attenzione alle legittime richieste che esprime per un mondo più equo. Il presidente francese, Jacques Chirac, e il primo ministro, Lionel Jospin, su questo punto sono d'accordo: l'ala pacifica del "popolo di Seattle" va fiancheggiata nella crociata contro la globalizzazione selvaggia. Una posizione decisa e forse a sorpresa, considerando che è stata espressa in primo luogo dal presidente francese, uno degli otto bersagli del movimento anti-G8. Eppure Chirac e Jospin, al riguardo condividono, nella sostanza, il netto rifiuto del modello capitalista anglo-americano e sembrano orientati alla ricerca di regole per governare la globalizzazione. "Centoventimila o centocinquantamila persone - ha detto Chirac alla vista delle massicce manifestazioni di piazza nel capoluogo ligure - non si scomodano se non c'è qualcosa che ha mobilitato cuori e spiriti. Si può capirli e, in ogni caso, bisogna tenerne conto". Dal canto suo Jospin, assente a Genova perché al vertice è prevista solo una poltrona per ogni Paese, ha affermato :"La Francia condanna le manifestazioni di violenza alle quali una minoranza cerca di ricorrere con il pretesto di denunciare i misfatti della globalizzazione, ma si rallegra per l'emergere planetario di un movimento civile che vorrebbe meglio ripartiti tra paesi ricchi e poveri i benefici potenziali della mondializzazione". E condivide, di fatto, alcune delle critiche rivolte dai contestatori agli otto "Grandi". Secondo il primo ministro francese, i grandi problemi della Terra andrebbero discussi in sedi più adeguate, come le Nazioni Unite e l'Organizzazione per il commercio mondiale. "Non credo - ha detto - nei direttori di alcuni Paesi".