Il senso e la logica come principi di cura

Con Lacan si rinnova la psicanalisi

per un'efficace terapia delle fobie

 

di Carmelo Licitra-Rosa *

Quanto al trattamento delle fobie (il cui spettro si estende dalle fobie specifiche all'agorafobia con o senza attacchi di panico) i decenni che ci lasciamo alle spalle sono stati segnati da un graduale abbandono della psicoanalisi, giudicata obsoleta, e dalla parallela promozione di nuovi approcci, esaltati come più duttili, più immediati e più efficaci. Per nuovi approcci si intende per lo più una serie di progetti terapeutici integrati che prevedono, accanto a interventi farmacologici gestiti dallo psichiatra, percorsi psicoterapeutici che, pur in un'ampia varietà di indirizzi (cognitivo, sistemico-relazionale, ecc.), risultano tutti quanti accomunati da un impegno temporale limitato e circoscritto.

Esistono a monte di tutto questo ragioni ben precise che non si possono né ignorare né sottovalutare. Bisogna anzitutto rilevare come la psicoanalisi classica, nonostante la sua prestigiosa tradizione, non sempre, soprattutto negli ultimi tempi, si rivelava in grado di fornire risposte adeguate e soddisfacenti, a fronte dei tempi lunghi in cui notoriamente si snodava il suo svolgimento e del cospicuo onere economico ad essa connesso. Declino innegabile della psicoanalisi che rispecchia una profonda crisi dell'impostazione dottrinale post-freudiana. Rimane il fatto che essa, al di là delle sue forme canoniche e dei suoi proverbiali e ingessati clichés, racchiude un patrimonio teorico e clinico con cui bisogna misurarsi prima di dirigersi affrettatamente altrove, con l'intento dichiarato di disfarsene.

Di fatto i nuovi metodi vantano molti meriti, anche se in larga misura illusori, primo fra tutti quello di rispondere, almeno in alcuni casi, con apparente prontezza e accettabile efficacia alla crescente domanda terapeutica, frutto del dilagare delle suddette condizioni morbose. Hanno poi contribuito a sfatare la pregiudiziale contro i farmaci, retaggio di un certo passato. Hanno infine avvicinato la psicoterapia a larghi strati sociali prima esclusi da una pratica, la psicoanalisi, nata sotto la stella di un elitarismo borghese piuttosto pronunciato.

Tutto questo non basta però a compensare l'insufficienza sostanziale di tali orientamenti. E' vero che una percentuale, anche consistente, di malati trae risultati considerevoli da tali approcci ma non vanno trascurati i rimanenti, cioè quelli non beneficiati per nulla o beneficiati molto poco. Inoltre anche fra i "responders" occorrerebbe valutare da vicino la natura e le caratteristiche del guadagno terapeutico effettivamente ricavato, ad esempio verificare la portata e la stabilità del recupero e accertarsi se siano stati definitivamente sospesi i farmaci.

Fallimenti o successi parziali di cui dobbiamo assolutamente farci carico, se non vogliamo correre il rischio di ingenerare una disaffezione verso lo strumento psicoterapeutico dai ricaschi decisamente perniciosi: disaffezione peraltro ampiamente serpeggiante se è già riuscita a creare un vuoto, in cui si proietta l'avanzata preoccupante di una psicofarmacologia d'assalto sempre più aggressiva e, quel che è peggio, di forme alternative di medicina che rasentano talora dimensioni francamente magiche o esoteriche, non sempre innocue quanto al potenziale di condizionamento esercitato su soggetti che lo stato di sofferenza rende più facilmente manipolabili e influenzabili.

Sta di fatto che nel frattempo, in aree culturali limitrofe a quella italiana, benché con scarsa risonanza nel nostro panorama, la psicoanalisi ha compiuto con Lacan un lungo cammino di rinnovamento: rinsaldato il legame con le sue radici freudiane, ha potuto sviluppare da un lato un'inedita e originale formalizzazione logica che la abilita a un dignitoso confronto con la scienza, e approdare dall'altro a uno svecchiamento dei suoi clichés con conseguente maggiore flessibilità nella pratica. E' proprio questa psicoanalisi che, superando le impasses in cui si era arenata quella ufficiale e oltrepassando i limiti dei moderni approcci integrati, può rivelarsi promettente per il trattamento della fobia in tutte le sue forme nonché di altre realtà psicopatologiche attualmente meno pubblicizzate (ossessioni, idee fisse, ecc..) ma non per questo meno importanti.

Due sono i capisaldi di questa nuovo corso della psicoanalisi: 1). Un lavoro sul significante, che è in posizione di causa, anziché sul significato, che invece è solamente effetto. Questo è già sufficiente per far cogliere tutta la distanza dalla linguistica, da cui Lacan ha bensì mutuato concetti chiave salvo introdurvi vistose trasformazioni: valga per tutti il rapporto di causalità fra significante e significato all'interno di una dimensione, quella linguistica, appannaggio dell'ermeneutica e della fenomenologia. Il senso, cavallo di battaglia delle psicoterapie, nutre i sintomi e se anche col senso si riesce a curarli è perché in parte esso li avviluppa e li incista nell'immaginario, intanto che, malgrado il senso, un certo lavoro sul significante viene inconsapevolmente attivato dal terapeuta. Per fortuna! 2). Un lavoro che, attraverso il significante, arrivi a manipolare la pulsione, vero nucleo del sintomo. Sappiamo che questo rappresenta il punto si maggiore dissenso giacché la quasi totalità degli orientamenti rinnega ostinatamente la metapsicologia freudiana: che occorreva piuttosto liberare dalle pastoie mitologiche per arrivare - come ha fatto Lacan - a costruirne una logica.

* Professore, psichiatra, psicoanalista membro EEP