Berlusconi ha vinto le elezioni del 13 maggio. E' un dato di fatto che nessuno può disconoscere e che legittima la "Casa delle libertà" ad assumere la guida del Paese. La premessa mi pare indispensabile per dire che non è in discussione il risultato uscito dalle urne e per poter scongiurare , quindi, il rischio di fraintendimenti rispetto alla analisi e alla critica che mi accingo a sviluppare; e al riscontro oggettivo di una realtà , per certi versi perfino paradossale , condizionata dai meccanismi di una legge elettorale imperfetta che premia la capacità di consolidare alleanze elettorali fra diversi schieramenti politici, prima ancora di far pesare sul piatto della bilancia la reale portata del consenso elettorale raccolto dalle formazioni impegnate nel confronto politico. Sarebbe arduo descrivere gli artifizi e la incongruità della legge. Forse è più efficace rappresentare le anomalie che produce. Era accaduto nel '96 a danno della destra, si è ripetuto domenica scorsa a danno dell'Ulivo. Ecco, in parole povere, di cosa si tratta: il Centrosinistra è uscito sconfitto, di misura, dalla competizione elettorale pur avendo ottenuto, in termini assoluti, un maggior numero di suffragi da parte dell'elettorato. E non vi sono stati "brogli", non vi è stata alcuna diabolica macchinazione. Tutto è avvenuto nella legalità e alla luce del sole, in forza delle modalità di ripartizione dei seggi effettuata sulla base dei collegamenti realizzati all'interno di una coalizione. Questa volta il Cavaliere si è rivelato accorto, ha saputo mettere a frutto la negativa esperienza di cinque anni fa, radunando sotto il suo tetto chierici e libertini, mangiapreti e baciapile ed ha avuto, con meno voti di quanti ne aveva raccolti nella precedente consultazione, la soddisfazione del successo. Il centrosinistra, invece, non è riuscito a serrare le fila. Alcuni, come il leader di Rifondazione, Berinotti, e l'ex Pm Di Pietro, hanno sbattuto la porta, sganciandosi da alleanze e da accordi elettorali e presentandosi agli elettori in ordine sparso. Il risultato è stato negativo. Con una percentuale che supera il cinque per cento di voti ottenuti, sul totale di quelli deposti nelle urne dagli elettori per il Senato della Repubblica, Rifondazione ha portato a casa, come si suol dire, tre parlamentari. Ma il rifiuto di Bertinotti di stipulare un accordo elettorale con l'Ulivo, ha fatto perdere al centrosinistra un numero di senatori, sufficienti a determinare una maggioranza di segno opposto a quella che si insedierà nei prossimi giorni a palazzo Madama. Analoga conseguenza ha determinato l'iniziativa di Di Pietro che è stata oltretutto improduttiva anche per il suo movimento, rimasto al di sotto della soglia del 4 per cento di consensi necessaria a consentirgli di ottenere l'assegnazione di seggi nella quota proporzionale. Dunque, se la destra conquista il potere lo deve, soprattutto, a Bertinotti , alle sue impuntature, al suo radicalismo politico. E alla illusoria pretesa del magistrato di Mani Pulite (i voti che ha ottenuto, da soli, sarebbero stati sufficienti a garantire la maggioranza all'Ulivo). Quali sono gli spunti che si possono trarre da un'analisi spassionata di questi fatti ?

1) Bertinotti deve assumere, di fronte all'elettorato di sinistra, la responsabilità politica di aver consentito a Berlusconi e allo schieramento di destra, la vittoria elettorale che li porterà al governo del paese.

2) Di Pietro dovrà mordersi le dita. Se il Cavaliere è in sella è stato lui ad aiutarlo a salire. E se lui, Di Pietro, invece, è rimasto a terra, deve solo rimproverare sé stesso e meditare sulle dannose conseguenze che la sua iniziativa ha prodotto.

3) Berlusconi e i suoi alleati, ancorchè leggittimati dal voto ad insediarsi a palazzo Chigi, possono rallegrarsi dell'obbiettivo raggiunto ma non possono affermare, come vanno facendo, che la maggioranza degli italiani ha dato loro il consenso (poichè in termini di voti, quel consenso, non lo hanno ottenuto ). E questa circostanza ha certamente un peso rilevante sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista della "agibilità morale" del mandato.

4) La sinistra e le forze riformiste devono interrogarsi sulle cause della sconfitta ed operare una profonda riflessione per rilanciare l'azione politica e recuperare il rapporto con partiti e movimenti che si muovono nell'area progressista e democratica. (Il successo elettorale della "Margherita" - che premia una raggiunta unità nell'area centrale dello schieramento ulivista - può indicare la stra

Ma tant'è. All'indomani del voto che segna il trionfo del Cavaliere (davvero, senza macchia e senza peccato?) è forse possibile qualche altra considerazione, a margine di un evento destinato ad avere ripercussioni rilevanti nell'ambito interno e a suscitare reazioni preoccupate nell'opinione pubblica europea, anche se non sembrano avvertirne le avvisaglie i commentatori delle affollate tribune televisive di questi euforici giorni di festose e smodate piaggerie giornalistiche. Qualcuno dei grandi (o grossi?) supporter di Berlusconi, smesso l'eloquio aggressivo delle ultime battute pre elettorali, ha rivolto alla vasta platea mediatica l'invito garbato a "mettere da parte le polemiche", a prendere ragionevolmente atto dell'importanza di una investitura popolare che non ammette "ulteriori attacchi o delegittimazioni dell'avversario politico". Ora - dicono i "saggi" e i corifei della nuova era berlusconiana - è giunto il momento di operare seriamente nell'interesse del paese. Lasciamo lavorare in pace il nuovo governo che si formerà nelle prossime settimane e l'opposizione faccia seriamente il suo lavoro, senza pregiudizi e ostruzionismi, ispirata solo dalla volontà di esercitare un insostituibile e proficuo ruolo di controllo, ma ispirata da intendimenti costruttivi. Parole sante, atteggiamenti auspicabili, vanamente sollecitati - è appena il caso di ricordarlo - durante i cinque anni trascorsi da chi si era messo al lavoro (con competenza e con profitto) per sollevare le sorti di una economia prostrata da decenni di malgoverno. Bando alle recrimiazioni . E tuttavia esistono argomenti di sostanza, una "realtà effettuale", che non possono essere accantonati . Sono quelli che autorevoli organi di stampa internazionale, alcuni diretta espressione della finanza europea, come il britannico "The Economist", o il francese "Le Monde" o lo spagnolo "El Mundo" (per citare solo quelli pìù noti) , hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica di Eurolandia e del mondo intero. Non si è trattato di gratuite accuse o di ingiustificati attacchi. Al centro dell'attenzione erano (e sono) temi concreti: primo tra tutti il conflitto di interessi impersonato dal nuovo leader che si appresta a diventare premier , essendo ad un tempo proprietario di tre reti televisive, di un impero economico rappresentato da banche, assicurazioni, case editrici, società di calcio, case di produzione cinematografica. In secondo luogo le pendenze con la Giustizia, il rifiuto di dare spiegazioni convincenti al paese, la determinazione di delegittimare un potere dello stato, quello giudiziario, (laddove l'Ordinamento garantistsce la presunzione di innocenza fino alla pronuncia della condanna definitiva) quando sono in gioco interessi di tutela personale, la pretesa di sottrarsi al proprio giudice naturale. Può assumere la guida del governo, anche se legittimato dal voto popolare, un uomo che si trova in simile situazione? L'interrogativo resta intatto ed attuale più che mai, nel momento in cui il Capo dello Stato si appresta a conferire il mandato per la formazione del governo all'esponente designato dalla coalizione che ha vinto le elezioni legislative. E l'opposizione - che pure ha ricevuto la legittimazione del suffragio elettorale - non può sottrarsi al dovere di controllare e di esigere che il principio di legalità sia salvaguardato e che tutti i "nodi" di natura costituzionale e politica (quelli che danno preoccupazione ai partners europei) vengano sciolti nell'interesse della nostra democrazia. In ossequio al principio di trasparenza e alla tutela della concorrenza, imposti dal trattato di Maastricht e dalla normativa dell'Unione Europea alla quale l'Italia appartiene. Nessuno può pretendere che su quegli argomenti venga steso un velo di silenzio. Lasciate lavorare il governo, certamente, ma lasciate anche lavorare l'opposizione.

Post scriptum:

Che accadrà nella "Casa delle libertà" dopo che il padrone di casa ha svuotato gli appartamenti dei suoi inquilini, appropriandosi dei loro beni, a cominciare dalla Lega Nord che ha perso suffragi a vantaggio di Forza Italia; per continuare con Alleanza Nazionale che perde notevolmente in percentuali elettorali, dopo esserrsi appiattita acriticamente sulle posizioni del partito azzurro, per finire con il "Biancofiore" di Buttiglione e di Casini, ormai ridotti al di sotto dei limiti di autonoma sopravvivenza (sempre con rimpinguante risultato per il Cavaliere) ? Sembrano interrogativi suggeriti da intendimento maligno. Ma non è così: la risposta e gli umori che eventualmente la ispireranno, investiranno direttamente le sorti del futuro governo. E la sua durata.