Depressione, l'insidia oscura dei nostri giorni

Troppa competizione, pochi affetti

così si manifesta il "male di vivere"

Quali rimedi ? Risponde lo studioso terapeuta

 

E' un male che cresce. Cesare Pavese, lo scrittore, il poeta, vinto da una struggente e lacerante tristezza, conclusa nel suicidio, inevitabile rimedio all'assillo di una passione letteraria inquieta e sofferta, lo aveva definito "il male di vivere". Quali cause - di tipo "ambientale" e di natura biologica - generano il fenomeno della depressione psichica ? Quale rilevanza può essere attribuita alla insorgenza della incompatibilità tra individui che insidia i rapporti interpersonali all'interno di una comunità di appartenenza e che dà luogo alla nuova e diffusa patologia del "Mobbing"? Lo chiediamo al dottor Giovanni Ruggiero, psichiatra, studioso dei fenomeni sociali che danno origine ad una delle più drammatiche patologie della nostra epoca e, ad un tempo, impegnato direttamente, in sede clinica, nella lotta contro la perniciosa sindrome dello spirito.

I fattori di natura "ambientale" della depressione si possono suddividere in distali (o predisponenti) e prossimali (o scatenanti) nel tempo. Quelle distali sono state indagate soprattutto dalla psicoanalisi, in via speculativa, e poi dalla psicologia evolutiva, in maniera più scientificamente controllabile, ed hanno stabilito che la separazione da una figura affettiva significativa (o la relazione difficile con la stessa), in genere un genitore, può avere un ruolo predisponente. I fattori scatenanti di natura prossimale sono la riproposizione nel presente, poco prima che avvenga lo scatenamento della depressione, di una esperienza di separazione o di emarginazione affettiva, od altri eventi sociali stressanti. Bisogna dire che mentre l'azione dei fattori prossimali è ben documentabile clinicamente, lo è molto meno quella dei fattori distali, che rimangono quindi principalmente una affascinante ipotesi clinica. Infine, vi sono dei fattori di mantenimento, che si riassumono nel peculiare stile cognitivo della depressione: bassa autostima, pensiero negativo, assenza di fiducia e "disperazione appresa" (learned helplessness). Quest'ultimo termine proviene da un classico esperimento: cavie sottoposte a stimoli elettrici dolorosi e senza vie di fuga dopo un po' smettevano di cercare di sottrarsi alle scosse anche quando le vie di fuga venivano aperte: esse avevano quindi letteralmente appreso la disperazione. Questi tratti cognitivi non sono quindi da considerarsi semplici aspetti della depressione, ma svolgono una funzione di mantenimento della depressione. In altre parole, impediscono attivamente la guarigione. Quanto alle cause biologiche, i fattori genetici svolgono indubbiamente un ruolo, anche se ancora non si conoscono geni associati in maniera sicura alla depressione. L'ereditarietà dovrebbe funzionare determinando un generale carattere depressivo, che però non porta inevitabilmente alla depressione. D'altro canto, un carattere non depressivo non costituisce un vaccino inviolabile contro lo sviluppo della depressione. Il carattere depressivo sarebbe a sua volta legato ad alterazioni della concentrazione cerebrale o del funzionamento dei neurotrasmettitori, come la serotonina o la noradrenalina. I neurotrasmettitori sono composti chimici complessi che svolgono il ruolo di trasmissione degli impulsi da un neurone all'altro. Queste disfunzioni avverrebbero in una determinata parte del cervello, il sistema limbico-diencefalico, preposto al controllo delle emozioni. Il fatto che il sesso femminile sia a maggior rischio per la depressione rispetto a quello maschile può essere attribuito in parte a fattori biologici (ma anche fattori psicosociali potrebbero giocare un ruolo in questo sbilanciamento: la donna è probabilmente più soggetta a esperienze di umiliazione sociale, abbandono ed emarginazione). Anche l'efficacia degli psicofarmaci, infine, è un segno dell'importanza del fattore biologico. Legami con il mobbing? Da quanto detto finora, appare chiaro come il mobbing faccia parte di quelle esperienze di vita (life events) stressanti ed emarginanti che possono essere alla base dello scatenamento della depressione.

Quali i sintomi rivelatori del male che avanza ? Quali gli elementi scatenanti ?

Naturalmente, l'umore gravemente depresso, una emozione di tristezza acuta che domina tutta la psiche del soggetto. Poi la mancanza di energia e vitalità (anergia), l'incapacità di provare piacere (anedonia), perdita di interesse nelle attività quotidiane, disturbi dell'appetito (inappetenza o fame ansiosa) e del sonno (insonnia o ipersonnia), alterazioni del peso corporeo (diminuzione o aumento), difficoltà di concentrazione, pensieri di colpa, di rovina e di suicidio.

Esistono sindromi e tipologie diverse di depressione psichica ?

I sottotipi. Nella Depressione Maggiore, oltre l'umore depresso e la perdita di interesse che devono essere obbligatoriamente presenti, vi sono almeno 5 sintomi di quelli elencati per almeno 2 settimane ininterrottamente e l'episodio depressivo deve causare un significativo danno della funzionalità lavorativa e sociale. L'episodio può essere poi singolo o ricorrente. Nella Distimia (una specie di depressione cronica, meno grave ma di più lunga durata) i sintomi presenti, oltre gli obbligatori umore depresso e perdita di interesse, devono essere 2 per almeno 2 anni, ma senza danno socio-lavorativo. Nel Disturbo Bipolare agli episodi depressivi si alternano a periodi euforici (episodi maniacali). Nella Depressione Atipica vi è ipersonnia, aumento dell'appetito e del peso. Nella Sindrome Mista Ansioso-depressiva (diffusissima) vi sono forti stati di ansia.

Quali i rimedi ?

I farmaci antidepressivi sono efficaci come dimostrato da studi controllati in doppio cieco (il paziente ed il medico non sapevano se si somministrava il farmaco o il placebo), e costituiscono il maggiore successo della farmacologia psichiatrica. Quelli di ultima generazione, poi, prodotti a partire dalla fine degli anni '80, sono quasi privi di fastidiosi effetti collaterali. Questi farmaci, inoltre, combattono anche l'ansia frequentemente associata alla depressione.

E' possibile una efficace terapia psicologica di recupero ?

Anche le psicoterapie sono efficaci. In questo caso, è più difficile fare studi in doppio cieco: è difficile stabilire cosa sia una "psicoterapia placebo" da confrontare con una psicoterapia vera. Gli studi si svolgono su psicoterapie standardizzate in base a manuali. Nella realtà, nessun psicoterapeuta seguirebbe però rigidamente un manuale. Gli studi, quindi, non "provano" che una psicoterapia funziona, ma che certi determinati interventi psicoterapeutici sono efficaci. In generale si è dimostrato che sia la psicoterapia cognitiva, che corregge i sintomi cognitivi descritti nel paragrafo delle cause ambientali, che alcune psicoterapie di ispirazione psicoanalitica, come la psicoterapia interpersonale o la psicoterapia esplorativa dinamica, che analizzano gli eventi traumatici che hanno favorito la depressione, sono efficaci. Nella realtà concreta, è probabile che la maggior parte degli psicoterapeuti, quale che sia la loro scuola, tendano a miscelare più o meno consapevolmente entrambi i tipi di intervento. I trattamenti riabilitativi e di counselling informativo sono molto diffusi. La loro efficacia non è supportata da prove di fatto, ma la loro utilità è appoggiata dal buon senso. Bisogna anche dire che la psicoterpia non sembra efficace con le forme più gravi di depressione; che psicoterapie troppo brevi alla lunga perdono l'efficacia; che il trattamento farmacologico a lungo termine è l'unico che abbia dimostrato reale efficacia nella prevenzione di ricadute.

Quali sono i nuovi orientamenti terapeutici? Quali le nuove e positive esperienze di cura?

Psicoanalisi, psicoterapia cognitiva e psichiatria biologica. Le teorie di Freud hanno trovato negli anni '60 del '900 una formulazione scientificamente controllabile e sufficientemente compatibile con la psichiatria biologica nelle teorie di John Bowlby, uno dei fondatori della psicologia evolutiva. C'è da dire, però, che questa riformulazione abbandona alcuni concetti cardine di Freud, proprio quelli più famosi e più ortodossi, come la teoria degli impulsi, il complesso di Edipo, ecc. a favore di una psicologia dell'attaccamento verso le figure affettive significative. La conseguenza e che molti psicoanalisti rifiutano il lavoro di Bowlby, probabilmente il più grande psicologo del '900. Inoltre Freud, seppure intuì molto della psicologia evolutiva, rimase al fondo attaccato alla configurazione ottocentesca e positivistica della teoria degli impulsi (e qui forse c'è poco da rimproverargli, dato che la sua colpa fu solo di non conoscere gli sviluppi successivi) e soprattutto scoraggiò attivamente l'introduzione del metodo sperimentale nella psicoanalisi (e qui invece c'è moltissimo da rimproverargli, dato che così pose le basi del settarismo psicoanalitico e del suicida rigetto di Bowlby da parte della psicoanalisi ortodossa). D'altro canto molti psichiatri di orientamento biologistico inseguono la chimera di una riduzione della malattia psichica ad un disturbo soltanto genetico. Infine, la "terza forza", cioè la psicoterapia cognitiva ha indubbiamente un approccio più scientifico e controllabile, ha avuto il merito di attirare l'attenzione sulla cura dei meccanismi di mantenimento della depressione, che erano trascurati come poco importanti dalla psicoanalisi, e sta cercando di correggere alcuni suoi limiti accogliendo l'insegnamento di Bowlby, ma spesso rimane poco conosciuta, non sembra sempre capace ed in grado di dialogare con la psicoanalisi e la psichiatria biologica, ed in generale soffre di un difetto di immagine: non ha né il fascino mitopoietico, misterico ed iniziatico della psicoanalisi né l'aspetto positivistico e scientista della psichiatria biologica.

Hanno trovato un punto di incontro - nella ipotesi di cura - le tesi della psichiatria tradizionale con quelle della psicologia e, in particolare, della psicanalisi?

In generale, l'intero campo delle psicoscienze è ancora in preda ad uno stato di forte immaturità scientifica, con molte scuole e parrocchie che non sono in grado di comunicare tra loro in un linguaggio comune, e con grave perdita di conoscenze preziose. Un esempio? Jung è studiato da pochi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Più informazione significa maggiore libertà

Milioni di notizie in tempo reale

Così cambia il concetto di Media

 

di Luisella Nicosia

La veloce e quanto mai inaspettata esplosione di Internet (in base a recenti stime entro la fine del 1998 vi saranno almeno 100 milioni di utenti Internet) ha già determinato una vera e propria rivoluzione nel mondo della comunicazione ed è proprio la Rete ad aver messo in crisi il tradizionale concetto di "informazione" e di opinione pubblica. Tanto che il mondo dell'informazione non può essere più concepito come veniva configurato dagli esperti del settore semplicemente cinque o dieci anni fa. Navigando nel web con un browser chiunque può ricercare e trovare le informazioni desiderate in tempo reale avendo il libero accesso a un'infinità di fonti, prima riservate solo agli addetti ai lavori. Ora il navigatore curioso può leggere in Rete le notizie riportate da tutte le testate giornalistiche, dalle agenzie di stampa , dai giornali radio e dalle emittenti televisive dell'intero pianeta. Inoltre, altra grande "chance" per il fruitore di Internet, è quella di servirsi dei cosiddetti motori di ricerca (tra i più validi, Yahoo, Altavista, Lycos) che consentono di rintracciare con facilità siti o domini di Internet o, ancora, di sfruttare la Rete per ricavare un'informazione di "settore", relativa all'area di interesse dell'utente. Addirittura - cosa impensabile fino al decennio scorso anche dal più fantasioso editore di questo mondo - in alcuni siti il lettore può costruire un proprio profilo che, registrato dal server, consente di realizzare ad ogni collegamento un giornale rispondente alle esigenze e alle richieste del singolo. Ma non solo, perché come si è visto ogni giorno vengono presentate in Internet nuove opportunità e potenzialità alla portata di qualunque navigatore minimamente "autonomo". Si tratta, in sostanza, di un numero infinito di attività e funzioni oggi offerte da Internet e che il tradizionale lettore cartaceo neppure arriva a immaginare. E da qui si deduce proprio il cambiamento sostanziale di posizione tra il lettore della Rete e il lettore cartaceo: il nuovo lettore è non solo un lettore spettatore come quello degli organi di informazioni tradizionali, ma anche un utente-fruitore. Peculiarità questa di notevole importanza, accertato che oggi il cittadino fruitore della Rete è in grado di accedere a documenti prima riservati e difficilmente consultabili, con la possibilità di conoscere meglio settori prima accessibili solo a pochi esperti della materia, in applicazione di quel dovere pubblico (vedi legge n. 241 del 7 agosto 1990, art. 21 Costituzione) di consentire  gratuitamente a tutti i cittadini la possibilità di conoscere leggi, sentenze e atti governativi attraverso i nuovi strumenti informatici e telematici. Oggi, con l'abbonamento ad un provider e l'accesso ad internet, si possono gratuitamente consultare le leggi vigenti, i progetti e i disegni di legge parlamentari, le sentenze di molti giudici di merito (tra gli altri, il Tribunale di Cassino che è stato il primo tribunale della Repubblica ad aprire un suo sito nel web già nel '96, affrontando in anticipo sugli altri l'importante problema relativo alla trasparenza e al diritto all'informazione), gli atti dei processi di maggiore eco (da quello di Palermo a carico di Giulio Andreotti a quello di Roma per l'omicidio di Marta Russo), le sentenze della Corte di giustizia della comunità europea e della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia. Attraverso la Rete, peraltro, si possono conoscere anche tantissimi atti amministrativi. E' bene a tal proposito visitare il sito dell'A.i.p.a., dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato delle reti civiche di Comuni e Provincie, delle Camere di commercio (prima, con servizi all'avanguardia, quella di Milano), delle varie Università e della maggior parte delle associazioni di categoria (A.n.m., A.n.m.a., Consiglio nazionale del notariato, Ordini e Associazioni degli avvocati etc.).  E così in tutto il mondo sono ormai innumerevoli i tribunali che riportano  in Rete le loro sentenze e gli altri provvedimenti giurisdizionali, gli enti pubblici con in rete delibere e atti amministrativi , i parlamenti nazionali e regionali con le leggi, i progetti e gli emendamenti.  In pratica il mondo della giustizia, dell'amministrazione e della legislazione diventa globale e interattivo con l'utente fruitore, con tutte le conseguenti rivoluzionarie caratteristiche: multimedialità, tempo reale, interattività, bassi costi, accessibilità a tutti, nello sviluppo di quel fenomeno definito da Negroponte come processo di disintermediazione ". Addirittura è stato ormai da tempo istituito nel web un tribunale virtuale nella città virtuale di Clarence ("www.clarence.com"): il Tribunale Virtuale ha due sezioni denominate CyberDiritto e Banca dati della Memoria e contiene documenti importantissimi sulla loggia P2, i verbali della commissione parlamentare antimafia e della commissione stragi, gli atti del processo Andreotti ed altro ancora. Questo nuovo diritto all'informazione consente non solo il rispetto del principio della trasparenza del potere (pubblico e privato), ma anche la partecipazione democratica al sistema sociale e civile. Secondo una recente stima nell'anno 2000 le informazioni online occuperanno più di 500 milioni di miliardi di bytes; si tratterà di un oceano di dati in cui non sarà facile navigare e che gli stessi esperti del settore informazione non riusciranno facilmente a gestire se non adeguatamente  proiettati nella nuova ottica e se ancorati a una sottovalutazione dell'importanza di Internet.