SOCIETA'

Anoressia: un'inchiesta rivela

E' più radicato al Nord

il "mito" che genera il male

 

 

di Laura Marsilio Amigoni

Importante è apparire più che essere. Il grande mito consumistico innalza l'immagine, abbatte i valori dello spirito e genera un male insidioso, che coinvolge la psiche ed ha conseguenze gravissime sull'organismo. Si chiama anoressia. E' un male devastante, investe soprattutto la condizione femminile. A soffrirne, talvolta fino a morire, sono in prevalenza adolescenti. Bisogna essere belli per avere successo. Ma cosa significa essere belli? Il modello è uno stereotipo proposto ogni giorno dai media, dalla televisione, dai giornali, dalla moda della società dell'effimero. Se esci dallo schema è finita. Una indagine condotta recentemente da due psichiatri dell'Ospedale Maggiore di Milano su ragazze italiane di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, dimostra che le giovani del nord sono più insoddisfatte del proprio aspetto fisico rispetto alle coetanee meridionali. Quali sono i meccanismi psicologici e culturali che scatenano l'anoressia? Si tratta veramente di un male del nostro secolo? Quale sarà il seguito di questa prima ed unica ricerca fenomenologica sull'anoressia condotta in Italia? Ne parliamo con il dottor Giovanni Maria Ruggero uno degli autori della ricerca.

Dottor Ruggiero come è nata l'idea di questa ricerca?

Nel 1995, il dottor Mario Mantero ed io abbiamo progettato questo studio poiché le precedenti indagini sull'anoressia erano puramente epidemiologiche: si trattava, cioè, di dati statistici sulla diffusione del fenomeno anoressico in Italia e nel mondo. La ricerca, da noi svolta per l'Università degli Studi di Milano e per la Sovrintendenza Scolastica, ha inteso, invece, valutare gli elementi culturali che caratterizzano le ragazze fra i 14 e i 18 anni ( fascia di età in cui solitamente ha esordio la malattia) e comparare così i risultati ottenuti nel nord e nel sud del Paese.

Mi sembra di capire che siano soprattutto le donne le "protagoniste" di questa indagine...

Direi più correttamente che i casi di anoressia di donne sono più noti. In realtà, sta recentemente emergendo un buon margine di patologie alimentari che riguarda anche gli uomini: stiamo, però, parlando di un uomo su 10.

Come definire l'anoressia?

L'anoressia è una patologia caratterizzata da una magrezza inferiore del 15% rispetto ai normali parametri, da un timore pervasivo di ingrassare, da una certa tendenza, all'inizio della malattia, a considerarsi troppo grassi e dall'amenorrea. Si tratta quindi di una perdita di peso forte, non spiegabile con depressione, schizofrenia o patologie organiche.

Cosa emerge dalla vostra ricerca?

La ricerca, effettuata su un campione di ragazze sane di Monza e di Crotone, dimostra che le intervistate del sud sono meno preoccupate del proprio aspetto fisico ed accettano condizioni di sovrappeso maggiori rispetto alle coetanee del nord. La tendenza a perseguire gli ideali di bellezza proposti dai mass media, inoltre, è più accentuata a Monza che a Crotone: in quest'ultima città le giovani attribuiscono minore importanza all'aspetto delle ragazze da copertina e delle modelle da sfilata. Sia nell'una come nell'altra regione si paventa il timore di ingrassare, ma le ragazze del sud manifestano meno insoddisfazione del proprio aspetto fisico: a Monza, oltre a scongiurare il rischio di ingrassare, le giovani oggetto dell'inchiesta aspirano ad essere più magre; a Crotone, a parità di peso ed altezza, temono solo di ingrassare, non chiedono di poter dimagrire.

Ci sono elementi culturali che influenzano la psicologia delle giovani?

Certamente. Si è recentemente aperto un interessante dibattito, a livello internazionale, sulle teorie di Sing Lee: lo psichiatra cinese che propone una nuova interpretazione dell'anoressia. Gli studi di Lee dimostrano che le anoressiche cinesi non giustificano il proprio malessere con la paura di ingrassare, come invece fanno le pazienti occidentali, ma rifiutano semplicemente il cibo, adducendo come giustificazione generici gonfiori addominali e nodi alla gola. Secondo Lee l'anoressia colpisce le donne poiché queste percepiscono le emozioni di malessere a livello viscerale, mentre il punto debole degli uomini è il sistema cardiocircolatorio. Le emozioni negative delle donne si rifletterebbero dunque sulla zona addominale e da ciò deriverebbe il loro rifiuto per il cibo. Per le occidentali la paura di ingrassare sarebbe solo una giustificazione razionale, imposta da modelli culturali che propongono l'assioma "salute = magrezza". Le donne cinesi, invece, rifiutano semplicemente il cibo, senza addurre alcuna ulteriore giustificazione: l'anoressia sarebbe, in sostanza, la somatizzazione di un'emozione vissuta in maniera patologica. Fa parte dell'esperienza comune, infatti, attribuire una base sensoriale alle emozioni: per indicare il coraggio, parliamo di fegato e percepiamo il cuore come la sede dei sentimenti.

Ma che relazione c'è tra questa nuova teoria e la vostra ricerca.

Esistendo differenze culturali fra il nord ed il sud dell'Italia, il nostro scopo era verificare se le teorie di Lee fossero altrettanto probanti nel nostro Paese. I risultati della ricerca dimostrano, in effetti, che al nord vi è una percezione diversa del corpo rispetto al sud: le ragazze meridionali accettano il proprio peso senza alcuna ansia, rispetto a quelle settentrionali. Le ragazze del nord temono di ingrassare e vogliono dimagrire; quelle del sud temono di ingrassare, ma non vogliono dimagrire; le ragazze cinesi non solo non vogliono dimagrire, ma non hanno nemmeno paura di ingrassare. Vi sono, quindi, indizi di una diversa percezione culturale del proprio corpo. La seconda parte della ricerca, che sarà eseguita su ragazze anoressiche, tenderà proprio a verificare se anche le pazienti del sud temono di ingrassare come le coetanee del nord. Vogliamo evidenziare e far comprendere all'estero che in Italia esistono due culture e due tipologie di disagio. La nostra ricerca ha sollevato l'interesse internazionale: stiamo perciò confrontando i nostri risultati con ricerche analoghe svolte nel resto del mondo.

Quali domande sono state rivolte alle giovani intervistate?

Si tratta di 64 domande. Qualche esempio. Alcune riguardano la percezione del proprio corpo (Pensi che le tue cosce siano troppo grosse?), altre gli anni dell'infanzia (Pensi che gli anni migliori della tua vita siano quelli di quando eri bambina?), altre ancora l'influenza dei mass media (Desideri l'aspetto fisico delle modelle che appaiono sulle copertine?) e infine il rapporto con il cibo (Ti innervosisci quando mangi carboidrati?).

Quali sono le caratteristiche psicologiche di un'anoressica?

Si tratta solitamente di persone con una bassa autostima e che difficilmente riescono a realizzarsi nelle relazioni sociali o nel lavoro: lacune che si pensa di poter colmare creando un sistema di valori piuttosto primitivo, fondato sulla magrezza. Il principale obiettivo della vita per l'ammalato (che esclude qualsiasi altro interesse) è il dimagrimento: solo il raggiungimento di questo risultato è in grado di infondere sicurezza e tranquillità. Il saper digiunare viene assunto come dimostrazione di grande determinazione e forza (il digiuno richiede, infatti, una dura disciplina). Lo scopo è essere esageratamente sottopeso, poiché solo questo traguardo pone l'anoressico .in una posizione di sicurezza Spesso si tratta di persone metodiche e molto precise, con una carriera scolastica brillante alle spalle, ma incapaci di reggere alla competizione, disorientate dalla mancanza di regole predeterminate non in grado di assumere responsabilità: è l'incapacità di affrontare nuovi parametri che scatena un disagio preesistente.

E del peso degli altri cosa pensano?

Percepiscono gli altri come normali, ma la loro considerazione è: "Io non riuscirei mai ad essere come quella, perché non riuscirei a stare calma". Vedono, inoltre, chiaramente la propria magrezza e sanno di poter provocare disgusto, ma si sentono sicure e protette solo così.

Possiamo definire l'anoressia come un male del nostro secolo?

Se si parla della paura di ingrassare, si tratta di un fenomeno recente, anche se le prime diagnosi risalgono indietro nel tempo, al 1683. Occorre aggiungere tuttavia che il fenomeno è esplosonegli anni 70. In quegli anni si è cominciato a proporre il concetto di immagine fisica come panacea contro ogni malessere. "Se il tuo corpo è longilineo, hai risolto i tuoi problemi", sembrano sentenziare le modelle da copertina. Quando si parla di linea, si consiglia alle donne di eliminare quegli "antiestetici cuscinetti adiposi": molte donne non pensano che sono proprio quei cuscinetti adiposi a differenziarle da un uomo.Secondo Lee l'anoressia è sempre esistita, seppure in dimensioni minori e seppure interpretata in maniere diverse: nel medioevo le sante erano anoressiche (Santa Caterina da Siena era, ad esempio, estremamente sottopeso), nell' 800 si giustificava l'eccessivo dimagrimento con la clorosi (una patologia organica) e negli anni 30 si decretò che la sindrome di Simmons doveva essere senza dubbio la causa di forti perdite di peso. Si trattava, dunque, di errate interpretazioni organiche di fenomeni anoressici. Probabilmente, la pressione culturale volta a imporre il valore della magrezza, ha incrementato un fenomeno già esistente da secoli.

 

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