L'immigrazione è un fenomeno che va costantemente monitorato. E' giusto allargare le maglie degli ingressi regolari di extracomunitari quando la richiesta di manodopera lo richiede. Ma non prima di aver esperito tutti i tentativi per dare un lavoro a chi in Italia non ce l'ha e lo richiede con insistenza. Se non è facile spostarsi dal sud al nord, se non in condizioni precarie di sopravvivenza, allora tanto vale consentire l'accesso a chi da fuori preme per avere un lavoro qualsiasi, anche nelle condizioni più umili. Se in Italia continuerà la tendenza alla crescita zero della popolazione, non ci sarà altra via che ricorrere a nuova immigrazione. E se un tempo eravamo noi ad esportare braccia e cervelli all'estero, oggi dobbiamo assuefarci all'idea di restituire il favore che altre nazioni ci hanno fatto accogliendo ed integrando i nostri emigrati nella loro società civile.

 

G. Novi , Roma

 

 

 

L'Euro è appena entrato nel suo terzo anno di vita. Ha avuto un battesimo travagliato ed una navigazione difficile. Nessuno, d'altro canto , era in grado , al momento della sua nascita , di profetizzarne il cammino. Gli ultimi contraccolpi che ne hanno determinato il calo sui mercati mondiali sono da imputare , come rilevano tutti gli economisti ,alla continua crescita dell'economia americana e al ristagno di quella europea. Ma un po' d'inflazione è sempre servita da stimolo a qualunque ripresa dei sistemi economici. I governanti europei, pur attenti all'andamento dei mercati , non si stracciano le vesti per questa caduta della moneta che , per molti versi ,è ancora un riferimento di conto. La gente comune, che non ha imparato a ragionare in Euro e non ha avuto alcuna dimestichezza pratica con la nuova moneta , non si rende conto di quanto le fluttuazioni monetarie possono incidere sul buon andamento dell'economia del proprio paese. La congiuntura attuale preoccupa ,ma non più di tanto, i \ guru" della finanza europea. Ci attendiamo un'iniezione di fiducia che metta a tacere le voci di tante Cassandre; sempre pronte a farsi avanti quando la nave è in difficoltà.

Maurizio Giore. Roma

Lo dicono gli esperti , il forte decremento demografico registrato negli ultimi anni in Italia e più in generale nell'Europa ad alto tasso di sviluppo industriale, rende inevitabile, per il futuro immediasto, il ricorso al reclutamento di mano d'opera importata. Non se ne può e non se ne potrà fare a meno. Quindi, al di là di tutte le "favole" inventate da Bossi, Fini ed altri cialtroni seguendo,il nostro paese non avrà alternative possibili all'accoglimento di forti flussi migratori provenienti dai paesi del sottosviluppo. Lo ha detto anche il governatore della Banca d'Italia: per noi gli immigrati costituiranno una autentica ricchezza. Come è già avvenuto, del resto, negli anni Cinquanta con l'emigrazione interna dal Sud di migliaia di lavoratori e di Cervelli che hanno contribuito alla fortuna e allo sviluppo del Nord. Malgrado l'anedottica sui "terroni" e il qualunquismo sociale che ha dato vita alla Lega e fiato alla demagogia spicciola di una destra rozza e incapace di seguire l'evoluzione dei tempi.

Guido Rini. Cantù

 

 

L'uscita di Di Pietro dal partito dei Democratici conferma, se ancora ve ne fosse bisogno, lo stato di disagio in cui versa la coalizione di centrosinistra dopo la batosta subita alle regionali. La natura sanguigna dell'ex magistrato di Mani Pulite, già rilevatosi in passato un cavallo imbizzarrito, è ulteriormente esplosa in occasione dell'ultima crisi di governo, all'indomani del conferimento di Ciampi ad Amato dell'incarico per la formazione del nuovo esecutivo. Il nome di Amato ha subito evocato nella mente Di Pietro i sopiti fantasmi di Tangentopoli dominati dall'immagine di Craxi di cui l'attuale Presidente del Consiglio fu un fedelissimo. Insofferente a qualunque disciplina di partito e fautore di un suo movimento, rivelatosi peraltro senza futuro se non all'interno di un'alleanza allargata nell'ambito del centrosinistra, Di Pietro persegue un disegno politico che nessuno, al di fuori forse dei suoi più stretti seguaci, è mai riuscito a capire o a individuare sia pur approssimativamente. L'ex magistrato vive da anni ormai sulla rendita di un passato che lo ha visto protagonista occasionale di una stagione che stenta ad essere, soprattutto politicamente, archiviata. Dica, Di Pietro, cosa vuol fare "da grande" e ci spieghi dove vuol arrivare e con quali compagni di strada. Rudy Fiori. Roma

I meriti che un governo si attribuisce necessitano di tempi lunghi per essere verificati. In materia di politica economica i fattori che giocano, nel bene e nel male per lo sviluppo di un paese, sono molti e complessi. Circostanze contingenti, congiunture più o meno favorevoli, andamento dei mercati, condizionano spesso l'azione di governo, al di là di ogni buona intenzione. Oggi l'economia tira, ma deve fare i conti con un situazione del "sociale" che può condizionarne i successi.Il centrosinistra ce la sta mettendo tutta per offrire agli italiani un'immagine positiva del proprio operato. Ma siamo già praticamente in campagna elettorale e rendersi credibili diventa un obbiettivo che va conquistato giorno per giorno.

M.Fiori , Roma

Non voglio essere il difensore d'ufficio del governo in carica, né di quelli che lo hanno preceduto nell'ultimo quadriennio. Ma come si può onestamente affermare che non è merito di una politica tenacemente perseguita dagli esecutivi della presente legislatura, se l'Italia è entrata in Europa, con l'Euro, sfatando ogni pessimistica previsione, proprio grazie ad una risoluta azione di risanamento dell'economia nazionale? Le congiunture favorevoli vanno bene, d'accordo, ma se chi governa non ne sa approfittare, se persiste nello sperpero del denaro pubblico, sarà difficile ottenere risultati positivi. Non dimentichiamo che il debito pubblico in 4 anni è sceso dal 120 al 110 per cento del Pil. C'è ancora da remare per raggiungere il limite del 60 per cento previsto dall'U.E. Ma ciò che si è fatto finora non è poco.Gianni De Risi, Milano.

La legge sul conflitto di interessi avrebbe dovuto già essere approvata da quel dì. E' chiaro che chi spinge ora sull'acceleratore offre il fianco alle critiche di chi, bene o male, quella legge ha proposto, ossia il più diretto interessato, vale a dire l'on. Berlusconi. Difficilmente potrà passare in Senato la proposta dell'on. Veltroni per l'aggiunta di un articolo che preveda la incompatibilità con la carica di Presidente del Consiglio per chi possiede imperi economici. Ma ve lo immaginate veramente il Cavaliere che, forte di un ancora ipotetico consenso elettorale, decide di dismettere tutta la sua fortuna pur di tornare a sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi? E' vero che il potere, quando piace, può anche non andare a braccetto con i soldi. Ma sullo sterco del diavolo quanti sono disposti a sputare senza battere ciglio?

R.Fiorilla, Roma

Qualche mese fa un benpensante di mia conoscenza mi ha definito "comunista" (ovvero difensore delle tesi nefaste del socialismo reale in un recente passato foriero di truci tirannidi) solo perchè ho osato sostenere che in un paese civile chi è concessionario di rilevanti concessioni dello Stato (come sono quelle relative alla gestione di tre reti televisive) non può pretendere di candidarsi alla guida del governo del paese. A me sembrava di esprimere una preoccupazione di legalità democratica. Comunque - con buona pace del mio censore - comunista non sono ora e non sono mai stato in passato. Tutt'altro. E mi ha confortato leggere sul "Corriere della Sera" del dottor Romiti (anche loro giornale ed editore comunisti ?) un editoriale del professor Giovanni Sartori che polemizza, a proposito del conflitto di interessi, con gli acritici sostenitori del berlusconismo. "L'incompatibilità - scrive Sartori - nasce dal fatto che un giudice non può pretendere di essere anche giudice di sè stesso. Si tratta di un principio generale a fondamento di qualsiasi stato di diritto. E mi sia consentito di chiarire - per rispondere anche a un altro lettore di questa rubrica - che la legge sul cosiddetto "blind trust" proposta a suo tempo dal Cavaliere, rappresenta solo il maldestro tentativo di gettare fumo negli occhi agli italiani. Quindi quella "legge" non va bene, non può essere accettata. Il perchè lo ha precisato bene, ancora una volta, il professor Sartori: "nel caso di un impero mediatico, tutto imperniato su cose che si vedono e si sanno, un blind trust diventa trasparente, trasparentissimo. In materia di tasse, concessioni di etere, telefonini e quant'altro, Berlusconi non avrebbe bisogno di sapere nulla da un suo fiduciario (al quale per legge sarebbe stata trasferita la titolarità delle concessioni ottenute dalla sua azienda). Egli è un "cieco" che vede e che sa già da sé cosa gli conviene. E se gli diamo il potere di decidere sui suoi interessi, anche lui è un essere umano, e quindi li servirebbe". Quindi, per concludere, sono convinto che occorra procedere con urgenza al varo di una legge equa che tuteli veramente gli interessi del paese. "Un conflitto di interessi - come dice Sartori - non sparisce se viene camuffato. Se c'è, c'è. E aiutare a camuffarlo è aiutare ad aggravarlo".

Ginio Cosuida, Rapallo

Quando si vota per rinnovare province e regioni, i risultati riguardano solo province e regioni. In Italia, l'arroganza della Destra pretende invece di introdurre un automatismo assurdo, secondo il quale l'esito di una consultazione amministrativa debba necessariamente coinvolgere il governo del paese. Ma allora perchè la costituzione afferma che i governi debbano durare cinque anni e che solo dopo quel lasso di tempo i citttadini vengano chiamati alle urne per rinnovare le Camere? La risposta è implicita alla logica della norma. Berlusconi e soci, dunque, commettono una grave scorrettezza e dimostrano scarso senso della democrazia quando insistono nel chiedere la testa del presidente del consiglio in presenza di un esito elettorale amministrativo (come è accaduto il 16 aprile scorso) a loro parzialmente favorevole. E quel che ancora di più mi meraviglia è che il capo del Governo, ovvero Massimo D'Alema, abbia avvertito la necessità di farsi da parte solo perchè la sua coalizione non era risultata vittoriosa alle elezioni regionali. Curioso modo di concepire il corretto svolgimento della vita istituzionale!

Cesare Danieli, Milano.

Non c'è nulla d'illegittimo nel governo Amato. Si può discutere politicamente della sua forza, ma non del suo pieno diritto a governare. Ha fatto bene il Presidente della Repubblica a non sottomettersi alle pressioni dell'opposizione che, all'indomani delle regionali, chiedeva a gran voce lo scioglimento delle camere. La Costituzione impone al Capo dello Stato, prima di indire nuove elezioni, di verificare se un governo ha ancora in Parlamento i numeri per ottenere la fiducia. Procedura che Ciampi ha correttamente seguito. I parlamentari italiani sono eletti senza vincolo di mandato (il che ha consentito ad alcuni deputati e senatori, per quanto la cosa sia deprecabile, il passaggio da un gruppo politico ad un altro) e pertanto le maggioranze che si determinano negli emicicli sono incensurabili. Il Polo quindi, pur esercitando la libertà di critica, non ha alcuna voce in capitolo per delegittimare la fiducia espressa dalle camere al governo. Il chiasso sollevato dal Polo è quindi da attribuirsi a pura demagogia. Rodolfo Fiorilla. Roma

Poveri automobilisti. E poveri pedoni sempre più bistrattati e sottoposti a un indecoroso taglieggiamento (almeno i primi) da parte delle amministrazioni pubbliche. I comuni, a fronte del gigantesco incremento della motorizzazione privata, non hanno provveduto a creare adeguati posteggi ai margini della città (gratuiti si intende, che il pesante fardello delle tasse deve essere già abbondantemente sufficiente a finanziare i servizi), nè hanno provveduto a modernizzare il trasporto urbano, potenziandolo, in modo da garantire frequenze adeguate dei mezzi e mobilità in tempi ragionevolmente brevi. E, come se ciò non bastasse, hanno pensato bene di pesare sui possessori di automobili annullando tutti gli spazi di posteggio libero in città (non già per liberare strade e piazze da migliaia di veicoli), bensi trasformando le strisce bianche della segnaletica orizzontate in strisce blu, ovvero a pagamento. Per giunta con quali tariffe! Il caso limite e più scandaloso, dopo Milano ed altre grandi città, è quello di Pavia che ha di fatto annullato il posteggio libero in città imponendo gravosi balzelli. Per evitare i quali centinaia di pendolari, ogni mattina, posteggiano le auto nelle zone al di fuori della cinta urbana ma più prossima al centro, con il risultato che marciapiedi e spiazzi sono ormai invasi dai veicoli costringendo i pedoni a camminare, con grave rischio personale, in mezzo alla strada. Basti dare un'occhiata alla zona adicente a piazza Eamanuele Filiberto per rendersene conto. E alle auto, dulcis in fundo, si uniscono ad ingombrare i marciapiedi anche i cassonetti della spazzatura e le gigantesche campane contenitrici di vetro.Mentre il centro storico è ugualmente congestionato dalle grosse vetture di chi non ha difficoltà a pagare il...pedaggio!

Giacomo Feliciano. Pavia

Quel che conta è raccogliere denaro. Non importa che il buon nome di una località turistica come Rapallo risulti definitivamente compromesso da una politica del traffico assurda e irragionevole e che migliaia di turisti, potenziali clienti della famosa località della Riviera, decidano di passare oltre! E che il centro cittadino subisca gravi contraccolpi, sotto il profilo della congestione, da costringere i pedoni a pericolose gincane tra centinaia di veicoli in transito (senza contare l'inquinamento prodotto dagli scappamenti delle auto costrette a blocchi improvvisi e a rallentamenti). L'inconveniente generato dall'angustia dello spazio transitabile, viene aggravato da insensati provvedimenti ormai all'ordine del giorno e decisi dalla amministrazione comunale che agisce come se il problmea di cui si è detto non esistesse. Durante l'arco dell'anno, infatti, si concede spazio a decine di manifestazioni che impongono la chiusura completa del lungomare, unica valvola di sfogo del transito, in alternativa al percorso interno al paese. A Cominciare dal Carnevale dei bambini, per proseguire con le corse ciclistiche, con le gare di regolarità motociclistiche che richiamano centauri provenienti da tutti i paesi europei (immaginate il caos!), con la mostra canina che convoca migliaia di persone - e di cani - da tutta Italia (tutti automontati), con le regate veliche che richiedono l'interdizione dei pochi spazi di posteggio da riservare ai concorrenti, per finire - come se non bastasse - agli show delle case automobilistiche italiane e stranierre che chiedono e ottengono regolarmente la chiusura della passeggiata a mare per l'esposizione e i caroselli dei loro prototipi, attuali e...d'epoca. Mentre vigili (poco urbani in verità) imperversano con il libretto delle contravvenzioni. E come se tutto ciò non bastasse si continuano ad elimianre i parcheggi gratuti,installando diaboliche macchinette a pagamento adanno delle tasche dei turisti automontati. Da ultimo si è provveduto ad imporre il balzello sul lungomare, nella zona di fornte all'Hotel Europa. E il comodo parcheggio di piazza Garibaldi (utile per brevi soste tali da consentire la spesa in centro) è stato eliminato.

Luciano Bruzzini. Rapallo