Novità in libreria, il Codice dell'informazione

Un manuale che interpreta

la svolta del giornalismo

 

E' uscito in questi giorni, in edizione rinnovata e aggiornata il Codice dell'informazione - autore Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia - un libro prezioso, indispensabile per giornalisti, aspiranti giornalisti, iscritti ai corsi di laurea di Giurisprudenza, Scienze politiche, Relazioni pubbliche, Sociologia. Editore: Centro di Documentazione Giornalistica. Di seguito pubblichiamo l'introduzione al manule, nella quale l'Autore dà conto degli intendimenti che hanno ispirato l'opera, nella prospettiva dei nuovi traguardi che si aprono per la professione giornalistica.

 

Esistono diversi volumi sul giornalismo, sulla storia, sulle istituzioni, sulle tecniche, sui personaggi di un mondo che si riteneva fortunato, capace di dar gloria, fama e benessere. Non è così. Anche il mito del giornalismo ha dovuto fare i conti con le trasformazioni profonde e rivoluzionarie dell' editoria della seconda metà del Novecento, con le crisi ricorrenti, con il ricorso ai licenziamenti, alla cassa integrazione, ai prepensionamenti, con l'esplosione del lavoro autonomo. Negli ultimi tre decenni si è discusso molto in Italia di professione giornalistica «da reinventare». Si ripeteva, parlando dei giornalisti, di una «élite senza saperi». Frattanto il mercato, le leggi, il contratto di lavoro e le nuove tecnologie hanno costruito sette giornalismi (quotidiani, periodici, agenzie di stampa, tv, radio, on-line e Uffici stampa delle pubbliche amministrazioni). Da 24 anni funzionano le scuole di giornalismo (la più antica, riconosciuta dall'Ordine, è l'Ifg «Carlo De Martino» di Milano). La novità, che promette di cambiare radicalmente la professione, è maturata il 17 giugno 1996, quando la «Gazzetta Ufficiale» n. 140 ha pubblicato un decreto del ministro dell'Università che istituiva la laurea lunga (cinque anni) in giornalismo (più precisamente «Corso di laurea in Scienze della comunicazione a indirizzo giornalistico») dopo l'infelice esperienza della laurea corta (triennale) varata nel 1991. Per il giornalismo si trattava di un ritorno. Nel periodo 1930-1934 l'Università di Perugia aveva avviato il corso di laurea in Scienze politiche «a indirizzo giornalistico». Gli studenti dovevano frequentare per due anni (nei mesi di marzo, aprile e maggio) le esercitazioni pratiche della Scuola di giornalismo di Roma (nata in virtù di un Rd del novembre 1929), ottenendone un certificato di compiuto tirocinio. Con questo certificato potevano conseguire la laurea che li abilitava all'iscrizione nell'Albo dei giornalisti e quindi all'esercizio della professione. Abolita nel 1934, dopo quattro anni di funzionamento, la Scuola di giornalismo di Roma, fu cancellato anche il corso di laurea «a indirizzo giornalistico» dell'Università di Perugia. Nel novembre 2000 un decreto del Ministero dell'Università, nel quadro della riforma universitaria, ha mescolato le carte e ha dato vita a un corso di laurea specialistico biennale in giornalismo, che corona il percorso della laurea triennale in Scienze della comunicazione. Il nuovo corso sarà operativo soltanto a partire dell'ottobre 2002. La laurea specialistica dovrebbe (in prospettiva) preparare quadri qualificati, chiamati a garantire ai cittadini una informazione, non solo corretta, ma anche di alto profilo. L'appartenenza all'Ordine dei Giornalisti verrà conseguentemente legata in maniera indissolubile all'Università. I giornalisti nasceranno negli Atenei come i magistrati, gli avvocati, i commercialisti, i medici, gli architetti, gli ingegneri, i veterinari, i biologi, gli agronomi. Il Decreto legislativo sul riordino dei ministeri (n. 300/1999) assegna al Dicastero dell' Università la «missione» di curare l'accesso alle professioni regolamentate. Il cerchio così si chiude. Dalla realtà universitaria in cammino nasce questo manuale; un manuale di base che raggruppa le Convenzioni e gli Statuti internazionali e comunitari nonché le leggi nazionali, che in qualche modo parlano di giornalismo, radio, tv, internet, deontologia e privacy, diritto del lavoro giornalistico. Completano il manuale i capitoli dedicati alla storia del giornalismo, dei giornalisti e delle istituzioni della professione; alle relazioni internazionali e alle tecniche professionali. Le «materie» vengono illustrate attraverso un complesso organizzato e intrecciato di circa 700 quesiti. In questo «sistema» di domande e risposte sta l' originalità del volume, che punta a tenere sveglia l'attenzione di chi legge senza scivolare in una esposizione arida di dati e saperi. L'obiettivo è quello di suscitare impegno civile e passione e di dimostrare che non basta solo saper scrivere - come sosteneva Paolo Barile nel 1989 - per ritenersi un buon giornalista o un eccellente comunicatore. L' apprendimento delle discipline economiche e sociologiche, delle discipline informatiche, delle discipline storiche e politologiche, della legislazione sui media, delle lingue straniere, delle scienze della comunicazione e dell' informazione, dei saperi tecnici (riguardanti le attività redazionali e l' uso efficace della lingua italiana) e delle regole deontologiche forma un mosaico culturale di vasto respiro. A un buon professionista servono, però, doti personali specifiche (intuito, curiosità, capacità di acquisire le notizie sul campo e di saperle raccontare, sul tamburo, a voce o a mezzo computer). I tempi richiedono che il «retroterra» dei giornalisti sia solido e che sia anche istintiva la loro versatilità. Senza questo «mix» non si va lontano. La stagione degli artigiani tuttologi, che pure ha avuto punte eccelse, è tramontata. Avanzano le specializzazioni. D'altra parte la spinta decisiva è venuta dal Parlamento, che, varando la legge 150/2000, ha stabilito che la responsabilità di guidare gli Uffici stampa delle pubbliche amministrazioni va affidata solo a giornalisti laureati. Quella legge è del 7 giugno 2000. E' una data, che segna una svolta profonda nella storia della professione giornalistica. Questo manuale soddisfa molte curiosità e molti interessi: dei giornalisti, che lavorano nei quotidiani, nei periodici, nelle emittenti radio-televisive, nei giornali telematici; dei comunicatori e dei pr; dei funzionari degli Urp; dei giornalisti degli Uffici stampa e in particolare dei giornalisti addetti agli Uffici stampa delle pubbliche amministrazioni; dei giornalisti liberi professionisti o free lance. Gli aspiranti giornalisti potranno rendersi conto dello spessore della professione e della sua complessità soprattutto sul piano dei doveri da assolvere. Chi ha curato il manuale ha la certezza, però, di aver lavorato anche per i giovani che studiano nelle Università (corsi di Scienze della comunicazione, di Relazioni pubbliche, di Giurisprudenza, di Scienze politiche, di Economia, di Sociologia, di Lettere e di Ingegneria dell'informazione in particolare) e nelle scuole di giornalismo. Diciamo che è un manuale «di servizio». Il manuale è utile anche ai cittadini, che intendono difendere i loro diritti di protagonisti del sistema costituzionale italiano. Va sottolineata l'importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all'informazione (corretta e completa), costruito dalla Corte costituzionale sulla base dell'articolo 21 della Costituzione e dell'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (che è legge «italiana» dal 1955). Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l'attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato, che ne accerti la preparazione come prevede l'articolo 33 della Costituzione dopo il conseguimento di una laurea triennale e di quella specialistica biennale in giornalismo. E' indubbio che la laurea triennale specifica della professione sia quella in Scienze della comunicazione, ma, grazie al sistema dei debiti/crediti, avranno buone possibilità di accedere al biennio specialistico anche i laureati in altre discipline. Devo ringraziare quanti mi hanno aiutato, innanzitutto molti e molti giornalisti neo-professionisti che non mi hanno fatto mancare lo stimolo a proseguire un cammino avviato nel 1990 nella Scuola di giornalismo di Milano (l'Ifg «Carlo De Martino») e poi proseguito con «Il Sole-24 Ore Libri» e, dal 1996, con il Centro di Documentazione Giornalistica di Roma.

Franco Abruzzo

franco.abruzzo@libero.it